Parliamo da tempo immemore della crisi forse irreversibile della fiction italiana. Una crisi che è ancora più evidente da quando prima Sky e poi Netflix hanno portato anche da noi i capolavori della serialità americana. Da anni fior di critici provano a capire i motivi di questo quadro desolante e spesso (e non senza ragione) si dà la colpa agli sceneggiatori che scrivono storie da anni Cinquanta, con quel mix tipicamente italiano di preti, santi e forze dell’ordine e dialoghi da saggio di terza elementare.

Ma nella spoglia stanza della fiction italiana c’è un elefante che non possiamo ignorare: gli attori. Il capro espiatorio di un’intera categoria è il povero Gabriel Garko. Chiariamo una cosa: il suo modo di recitare urla vendetta e lo abbiamo scritto così tante volte da non farcela più. Ma davvero tutti gli altri attori di fiction sono gli eredi Laurence Olivier? Nemmeno per idea, ovviamente, e forse è il momento di togliere dalle pur possenti spalle di Garko una parte del peso della “cagnitudine”.

Volete un esempio? Eccolo servito: Raoul Bova. Le prove d’attore di Bova non solo non sono mai indimenticabili, ma quasi sempre nemmeno tollerabili. La domanda, dunque, è una e una sola: perché diamo del “cane” a Garko e taciamo su Bova? Quest’ultimo ha avuto la fortuna di entrare nel giro delle commedie all’italiana degli ultimi dieci o quindici anni, riuscendo a conquistare un gruzzolo di credibilità attoriale che forse non merita.

In questo periodo Bova è su Canale5 con “Fuoco amico TF45” al fianco di Megan Montaner (una delle tante disastrose eredità di quella disgrazia catodica che è Il Segreto). L’idea era all’apparenza lineare: prendiamo il bel Bova (cane ma non troppo, più credibile di Garko) e mettiamolo a recitare con quella che per milioni di donne italiane è e resterà per sempre “Pepa del Segreto”. Costruiamo attorno a loro una storia d’amore e guerra in Afghanistan. Il piatto è pronto da portare in tavola.

Non trattasi di gustoso manicaretto, però, ma di indigesta pietanza senza capo né coda. E Bova e Megan Montaner sono tutt’altro che convincenti come attori. Ma loro campano di rendita di immagine, si nutrono dell’affetto enorme (e ingiustificato) di cui godono tra il pubblico più nazionalpopolare. Chi se ne frega della qualità della storia. Chi se ne frega della capacità di recitare. Siamo ancora distanti dalle disastrose performance del bello che non balla Gabriel Garko (che, e non stiamo scherzando, tra due settimane sarà ospite d’onore di una serata alla Sala Bowling di Gioia Tauro), ma sempre di mostra canino-televisiva si tratta.

E forse sarebbe il caso di dirlo, anche se Bova piace ai registi delle commedie all’italiana più in voga degli ultimi anni. Anche se Bova è sempre riuscito a tenersi lontano dal trash più spinto. Buon per lui, sia chiaro, ma la recitazione quella rimane. Sia se interpreti orride fiction come il signor Garko, sia se hai la fortuna di essere chiamato per qualche blockbuster nostrano al botteghino.