Un cuoco specializzato in piatti pachistani e africani per cucinare ai migranti. E’ questa la soluzione che hanno trovato a Reggio Emilia dopo le polemiche dei richiedenti asilo sul cibo servito in mensa. Nei giorni scorsi infatti una trentina di stranieri è andato in questura per protestare per chiedere una variazione nel menù preparato dal ristorante Il Locomotore, convenzionato con la cooperativa sociale Dimora D’Abramo. “Stiamo valutando coi responsabili della Dimora di inserire nel menù, una volta a settimana, un piatto unico come piace a loro – spiega Paolo Masetti, uno dei responsabili del ristorante al Resto del Carlino – e stiamo pure parlando con uno chef che ben conosce i piatti pachistani e africani. Se sarà possibile sarà direttamente lui a prepararli”.

La Dimora D’Abramo, inoltre, ha avviato un’indagine interna per capire, assieme ai migranti, quali siano i reali motivi della protesta, ribattezzata “rivolta dei maccheroni”. “Crediamo che la problematica del cibo sia solo un pretesto. Noi siamo soddisfatti sia della varietà del menù, sia della qualità”, spiega il presidente della cooperativa Luigi Codeluppi al Resto del Carlino.

La decisione presa dal ristorante per conciliare il cibo servito con le abitudini culinarie dei migranti nei loro Paesi d’origine, tuttavia, in città ha riacceso il dibattito sulla gestione dell’accoglienza profughi. Se nei giorni scorsi il primo a puntare il dito contro la protesta dei richiedenti asilo, precedendo anche il leader del Carroccio Matteo Salvini, era stato Giacomo Bertani Pecorari, capogruppo del Partito Democratico di Quattro Castella (Re), a criticare l’iniziativa oggi è di nuovo il segretario della Lega Nord. Che su Facebook ha definito gli sforzi del Locomotore e della cooperativa “incredibili”.

“Cioè, questi fanno casino”, ha scritto Salvini, “e invece di espellerli gli mandano il cuoco? Con tanti italiani che crepano di fame. Vergogna!”. Il Carroccio ha anche annunciato che il 14 maggio si terrà un presidio di protesta davanti alla sede del consorzio Oscar Romero, di cui la Dimora D’Abramo fa parte: “Chiediamo di verificare al più presto lo status di queste persone, quando avranno riscontrato che sono finti profughi chiederemo l’espulsione immediata”.

A difendere la scelta del ristorante, invece, è Mirko Tutino, assessore Pd con delega ai Lavori pubblici di Reggio Emilia, secondo cui la collaborazione con uno chef specializzato “è una scelta di civiltà”. “Qui non parliamo di disprezzo per il cibo emiliano o italiano, ma di alcune tipologie di alimenti che non rientrano nella cultura d’origine dei richiedenti asilo. E andare incontro alle esigenze di persone provenienti da una cultura diversa è una scelta di civiltà, che a Reggio Emilia abbiamo sempre fatto. Non credo che adottare piccoli accorgimenti sia disdicevole: parliamo di persone che fuggono da contesti di guerra e di povertà”.