Un grande anno per i dittatori“. Questa è la provocazione lanciata dalla ong Reporters sans frontières nella giornata mondiale per la libertà di stampa, istituita il 3 maggio per difendere i media dagli attacchi alla loro indipendenza e onorare i giornalisti che hanno perso la vita nell’esercizio della loro professione. Per celebrare la ricorrenza di quest’anno, l’organizzazione non governativa lancia una campagna in cui ritrae ironicamente un brindisi di 12 capi di Stato che festeggiano le loro vittorie a scapito della libertà di stampa. Fra di loro, non a caso, accanto a campioni riconosciuti da anni come il presidente russo Vladimir Putin, quello turco Recep Tayyip Erdogan e quello venezuelano Nicolas Maduro, anche il presidente egiziano al-Sisi.

Redazioni attaccate con granate in Burundi, giornalisti licenziati per un tweet in Turchia, propaganda in Cina, Russia ed Eritrea, un blogger condannato al carcere e alle frustate pubbliche in Arabia Saudita, nonché campi militari creati per giornalisti in Thailandia. Sono solo degli esempi di quello che Rsf, nella sua relazione annuale, definisce “peggioramento profondo e preoccupante della capacità dei giornalisti di esercitare il loro incarico e la loro funzione in totale libertà e indipendenza”. La relazione annuale arriva ad appena due settimane dalla pubblicazione della classifica di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa, che ha visto l’Italia perdere quattro posizioni rispetto allo scorso anno e scendere sotto Botswana e Nicaragua.

Anche Amnesty International lancia l’allarme per i giornalisti nel mondo: per la Giornata mondiale della libertà di stampa ha scelto di accendere i riflettori sui giornalisti perseguitati, minacciati, imprigionati e torturati per aver fatto il proprio lavoro. “In ogni parte del mondo, giornalisti vengono arrestati arbitrariamente, imprigionati, torturati e sottoposti a ulteriori violazioni dei diritti umani”, afferma Anna Neistat, Alta direttrice per la ricerca di Amnesty International. “Vengono incarcerati o persino uccisi per aver rivolto domande che mettono in imbarazzo chi è al potere o per aver assunto una posizione che non coincide con quella ufficiale”, ha aggiunto.

Intanto, proprio nella Giornata mondiale per la libertà di stampa, i giornalisti egiziani sono scesi in piazza per manifestare il sostegno ai due colleghi Amr Badr e Mahmoud El-Sakka, arrestati durante un’irruzione della polizia nella sede del sindacato dei giornalisti nella capitale egiziana. Le accuse nei loro confronti sono quelle di aver diffuso notizie false, incitamento della folla e aver complottato per far cadere il regime del presidente Abdel Fattah al-Sisi.