Se non si fosse tramutato in un’immane tragedia, il ventennio fascista sarebbe comunque rimasto un bell’esempio di commedia all’italiana, con il classico salto sul carro in soccorso dei (presunti) vincitori, gli stessi per i quali avevamo versato il sangue dei patrioti in tre guerre d’indipendenza e una mondiale, e le parate con gli stessi carri armati se non con sagome di cartone, quando si trattava di impressionare l’alleato con i baffetti o il popolo “oceanico” delle camice nere che cambiarono improvvisamente colore appena fu chiara la mala parata.

Pilone Autostrada Palermo-Catania 675

Non ho potuto non pensare alla propaganda mussoliniana quando ho appreso dell’inaugurazione prevista per domani, ad opera di Renzi e Del Rio, della carreggiata non travolta dalla frana sul viadotto Himera sulla A19, un anno fa. Inaugurazione di che cosa? Ho già raccontato su queste pagine dell’aggregazione spontanea di cittadini nella pagina Facebook #AdessoBasta che sin dal primo momento, forti della partecipazione di tecnici e docenti universitari, ripetevano come un mantra: “salvando l’altra carreggiata e rinunciando al by pass, l’autostrada potrebbe riaprire in tempi brevi e con costi minori”.

Si trattava dell’arteria principale della Sicilia eppure il Governo nazionale pare sia arrivato solo in questi giorni, dopo un anno, alle stesse conclusioni dopo aver stressato per tanti mesi cittadini e imprese in tortuosi percorsi alternativi, speso diversi milioni per realizzare espropri e una bretella motivata soprattutto dall’esigenza politica di far dimenticare la trazzera asfaltata a proprie spese dai deputati regionali a cinque stelle.

Ovviamente, della vera questione ovvero l’ampio fronte franoso che solo grazie alla siccità di quest’anno non ha causato altri danni all’A19 nessuno in Regione ha fatto nulla: in politica prevenire rende meno che curare e tutti i fondi per il monitoraggio sono già andati in fumo. E quando il danno è fatto si può sempre dare la colpa alle forti piogge così come avvenuto un anno fa nella più totale impunità dei veri responsabili. Mai la distanza tra politica nazionale, regionale e cittadini è stata emblematicamente più marcata in Sicilia.