Giovedì 28 aprile Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal hanno annunciato per il 23 maggio lo sciopero della scuola. Il giorno successivo hanno ritrattato quella data, perché essa coincide con la commemorazione di Giovanni Falcone, annunciando che comunicheranno quando sarà effettuato lo sciopero lunedì 2 maggio. Cobas, Unicobas e Gilda avevano però già da settimane proclamato una giornata di sciopero generale – il 12 maggio – che sarà preceduta dallo sciopero Cobas, cui aderisce anche Unicobas, dei docenti (in Sardegna anche degli ATA) della scuola primaria il 4 e il 5 contro i quiz Invalsi.

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Il dato significativo – oltre alla iniziativa comune, in sé; presa intercettando l’innegabile disagio che si respira nelle scuole – è la presenza della Gilda, che – dopo la connessione mantenuta in primavera sul fronte delle iniziative e della mobilitazione contro la Buona Scuola con Flc, Cisl, Uil e Snals – si è dissociata in seguito al contratto sulla mobilità, siglato dagli altri sindacati.  In attesa di sapere quali saranno i punti su cui confederali e Snals convergeranno, la piattaforma del 12 prevede – oltre ai quiz Invalsi e all’invalsizzazione degli apprendimenti – l’accordo sulla mobilità, il blocco del contratto e degli scatti di anzianità, il precariato (con l’inizio delle procedure concorsuali partite proprio oggi), la decimazione del Fondo di Istituto, i co.co.co destinati alle segreterie delle scuole, il taglio di 2000 posti Ata, l’applicazione della legge 107, che tanto disagio sta portando all’interno delle scuole (scuola gerarchizzata con il dirigente “uomo solo al comando”, reclutatore, valutatore di un sedicente ed improbabile quanto improponibile “merito”, decisore unico, contornato da una schiera di acquiescenti tuttofare; organico potenziato con la perdita di titolarità e il demansionamento dei docenti; alternanza scuola-lavoro con gli orrori dello sfruttamento del lavoro e la sottrazione del tempo-scuola nei licei, dove le attività sono generalmente incongruenti e inutili rispetto agli indirizzi di studio e tanto altro ancora).

Se qualche giorno fa, prima della notizia dello sciopero del 23 maggio, Stefano D’Errico – segretario Unicobas – poteva affermare: “L’attuazione della legge va bloccata qui ed ora, senza se e senza ma e non validata con inciuci contrattuali sulla mobilità del personale. Per parte loro, invece, Cgil, Cisl, Uil e Snals soccorrono il Governo ed accettano chiamata diretta ed ambiti territoriali, architravi della controriforma. Con questo sciopero unitario in campo non hanno più alibi: disdire l’intesa e scioperare con noi o rimanere definitivamente schierati con Renzi e la Giannini”, oggi le cose sembrano cambiate.

“Oggi anche Cgil, Cisl, Uil e Snals, dopo otto mesi di silenzio e dopo aver firmato il pessimo accordo sulla mobilità e rifiutato ogni nostra proposta di mobilitazione unitaria (a novembre dovemmo scioperare da soli contro la 107) che riportasse in piazza il “popolo del 5 maggio”, hanno convocato lo sciopero. Verrebbe da dire: meglio tardi che mai! Peccato che il loro sciopero arriverà dieci giorni dopo il nostro, convocato più di due mesi fa, dividendo la categoria che il 5 maggio 2015 aveva potuto lottare unita.

Perché non indicare lo stesso giorno, quel 12 maggio che coincide con la protesta contro i quiz alle superiori che coinvolgerà anche tanti studenti? Perché i quattro non esprimono la stessa volontà unitaria che noi manifestammo ripetutamente la primavera scorsa? E lo diciamo in particolare alla FLC Cgil, con la quale stiamo conducendo la raccolta firme per cancellare i peggiori provvedimenti della 107, in una campagna referendaria che riguarda, oltre a quattro quesiti-scuola, anche due contro gli inceneritori e le trivelle petrolifere, nonché una petizione in difesa dell’acqua pubblica”: queste le domande di Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas. Domande non peregrine rispetto alle quali le prossime ore potrebbero dare risposta.

Quel che è certo è che per docenti, studenti e personale Ata ricomincia dal 12 maggio una stagione di mobilitazione alla quale non ci si può sottrarre, se è vero – come è vero – che gli effetti prodotti dalla 107 sono persino più negativi di quanto fosse possibile immaginare in termini di democrazia scolastica, certezza del diritto, rispetto del principio della libertà dell’insegnamento e del pluralismo, dignità del lavoro e del diritto all’apprendimento.

Prima ancora degli scioperi è importante andare a firmare – da domani, se non l’avete già fatto – per i referendum sociali: le informazioni sono contenute sul sito www.referendumsociali.info: contro School Bonus, il Comitato di Valutazione, l’obbligatorietà delle ore di alternanza nel triennio delle superiori, chiamata diretta dei docenti da parte del dirigente scolastico. Lo smontaggio di una odiosa legge, la 107, che ancora consideriamo inemendabile, nelle sue espressioni più pericolose attraverso una raccolta firme, che – se raggiungesse la quota 500mila – ci porterebbe al referendum nel 2017. Proviamoci!