Sono molto preoccupato di quello che sta succedendo in Austria, sono passato al Brennero ho visto una ruspa e due giovani, ed emerge tutto il carattere puramente politico di quest’operazione, abbiamo 440 chilometri di confine e non so quanti varchi e tu vai a chiudere il Brennero? Ma dove siamo? Questo è proprio il cattivo messaggio, è una cosa irrazionale, non ha una struttura tecnica, ragionevole”. Così Romano Prodi all’Accademia dei Lincei a Roma commenta il modo con cui l’Europa sta affrontando il tema dell’immigrazione. “E’ la paura a dominare, i capi di governo non si comportano più da leader ma da leader-barometrici – afferma l’ex premier -, inseguono l’elettorato, così si arriva sull’orlo del precipizio”. “Chi vuole i muri, la chiusura delle frontiere, non è la destra ma i partiti tradizionali, è il cancelliere socialista, ma – spiega – se imitano i populisti non vedo perché non votare l’originale, la Le Pen e Grillo usano la paura proprio perché hanno capito che così riescono ad attirare l’elettorato sia di destra che di sinistra”. Il professore poi confuta alcune convinzioni cementificate dai mass-media. “Se chiedo ad un alunno delle medie chi emigra nel nostro Paese, rispondono i Libici, ma non c’è un libico nel flusso migratorio. Il 50% degli stranieri in Italia è Europeo, 20% proviene dall’Asia, altro 20% dall’Africa. E in Italia – prosegue – abbiamo più emigranti che immigrati, un rovesciamento impressionante, nel 2014 150 mila persone hanno lasciato il Paese a fronte di 92 mila ingressi, immigrati a basso livello professionale e – continua – in uscita ad alto livello professionale, con un danno economico enorme, una bomba nucleare, un phd (un dottorato) ci è costato 500 mila euro nel suo sistema educativo, un laureato 300 mila euro”. E non manca di bacchettare un’Europa sempre più divisa: “Noi siamo stati abbandonati, il problema dell’immigrazione è diventato tale quando ha interessato anche i paesi del Nord, c’è ormai una gerarchia, nel 2001 invece c’era una dialettica europea, oggi – dichiara – c’è solo un ombrello tedesco e tutti vanno sotto quello lì, la Francia è scomparsa dalla scena, ma serve un leader che ricomponga una politica europea non nazionale che si faccia interprete di interessi collettivi, chiedo questo alla cancelliera Merkel, oggi più forte anche dell’endorsement di Obama”