Produrre lampade a led per rinnovare l’illuminazione pubblica delle città italiane. Con questa mission è nato il progetto “Luce per il Futuro” che ha visto coinvolti diversi attori nel tentativo di creare una vera impresa tra le mura del carcere di Opera. Il progetto, interessante per la sua complessità e per la sua scalabilità, è stato presentato giovedì mattina nel carcere di Opera. Il direttore della casa di detenzione di Opera Giacinto Siciliano ha parlato dell’iniziativa assieme al presidente di Invictor Led Vincenzo Lo Cascio, all’amministratore delegato di Banca Prossima (la banca del Gruppo Intesa Sanpaolo dedicata esclusivamente al non-profit) Marco Morganti e al segretario generale di fondazione Fits Roberto Leonardi.

Gli estensori del progetto, che non nascondono l’ambizione di innestarsi sul mercato di fascia alta con un prezzo concorrenziale, fin da subito hanno dichiarato le possibili evoluzioni dell’impresa anche in altre realtà carcerarie, creando una rete capillare su tutto il territorio nazionale. L’attività inizialmente consentirà ad una decina di detenuti di specializzarsi nella produzione di apparecchi di illuminazione a led e di ottenere in seguito l’assunzione a tempo indeterminato, ponendo così le basi per un ritorno pieno e integrato nella società. La linea di assemblaggio che verrà installata ad Opera ha una capacità produttiva annua variabile da 6 a 8mila apparecchi.

Oltre all’amministrazione carceraria e ad Invictor Led il progetto ha visto la partecipazione di Fondazione FITS!, che ha supportato Invictor Led nella ideazione e nella realizzazione del progetto, e di Banca Prossima che ha finanziato la linea produttiva dedicata nel carcere di Opera con un prestito da 100mila euro.

L’occasione è stata utile anche per tratteggiare i contorni delle attività lavorative con partner esterni. Nell’ordinamento penitenziario italiano il lavoro ha un ruolo centrale nel processo rieducativo e di socializzazione del condannato. Grazie allo snellimento delle procedure introdotte dalla Legge Smuraglia del 2000, avviare iniziative imprenditoriali che coinvolgono persone detenute è diventato più semplice. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2013 in Italia risultavano occupati in attività lavorative il 23,3% dei detenuti in carcere (in aumento del 13,6% rispetto al 2000). Coinvolgere detenuti in attività lavorative è un passaggio importante anche per il ritorno sociale. Quando viene avviato un percorso lavorativo il tasso di recidiva scende infatti dal 70% al 30%.