Ho fatto sesso con una delfina e non me ne pento. E’ reperibile su Youtube da poche settimane il documentario Dolphin Lover. Quindici minuti di intervista frontale in cui il signor Malcolm Brenner racconta il suo incontro, sfociato poi in pura intimità, con la delfina Dolly. L’impulso sessuale di Brenner viene descritto da lui stesso come fossero brevi istantanee di un passato controverso ma felice: l’arrivo nel parco giochi acquatico, i primi sguardi con la delfina, l’approccio con l’animale e infine l’accoppiamento clandestino. La love story tra Brenner e Dolly inizia negli anni settanta, quando l’uomo, oggi ultrasessantenne, ma allora giovane giornalista e fotografo, accetta la proposta di lavoro di una illustratrice che vuole scrivere un libro sui delfini del parco acquatico Florida Land  a Sarasota in Florida. Malcolm deve fare solo qualche foto, nulla più, ma appena entra nella struttura piena di famiglie con bambini viene subito attratto dalla bella delfina. “In realtà”, spiega Brenner nel documentario, “il primo scambio di sguardi avvenne mentre stavamo facendo un giro sulla barca usata dagli organizzatori per mostrare le attrazioni del parco ai visitatori. E’ lì che ci guardammo per la prima volta. Con lei ci seguiva e continuava a far salti altissimi di fianco a noi. Fino a quando rivolgendosi verso di me mi mostrò i genitali e io mi sentii subito in imbarazzo”. Successivamente è il Brenner ragazzo ad entrare in acqua quando gli astanti si diradano per entrare in contatto con Dolly. “Non le avevo dato niente, eppure lei mi si è strofinata sui genitali, e se la spingevo via sembrava arrabbiarsi moltissimo”.

Nessun preliminare o primo appuntamento al lume di candela per Malcolm e Dolly, perché alla seconda discesa in acqua di lui, la delfina lo trascina dolcemente a fondo piscina a si masturba contro un suo piede. E’ lì che Brenner comincia a provare un “feeling erotico”. Così l’uomo attende nuovamente che non ci siano troppo spettatori attorno e dopo qualche giorno si rituffa nella piscina dei delfini per incontrare Dolly: “Ad un certo punto penso ‘questo delfino mi sta corteggiando, posso fare sesso con lei, tentiamo’. Lei era come passiva. L’acqua era molto fredda e io molto nervoso”. Ma il consumarsi della passione non si ferma. Poco tempo dopo, con la struttura chiusa, Brenner torna nel vascone, affianca la delfina (“io ero in verticale, lei in orizzontale”) e di nuovo i due si accoppiano fino all’orgasmo. “Provavo come una sensazione di fusione con lei, ad ogni livello: emotivo, mentale, fisico, spirituale. Era come quando due creature si fondono in una sola. Non avevo mai avuto esperienze intime così intenso con nessuno. E’ stato qualcosa di trascendentale, cosmico. Dolly ha perfino emesso un gemito”

Ma c’è un lato ancor più intimo e commovente di questo breve documentario (15 minuti) mostrato per la prima volta allo Slamdance Film Festival, che si tiene ogni anno a febbraio a Park City nello Utah. Brenner si pone più volte l’interrogativo di come sia diventato “zoofilo”, anche se l’uomo sembra più affetto da “zooerastia”. Violentato a 5 anni dal suo psichiatra, attirato sempre da bimbo a fare sesso con una barboncina, che però lo rifiuta, Brenner scopre la sua particolare attrazione per gli animali vedendo al cinema The Shaggy Dog, versione 1956: “Avevo provato, fallendo, di guardare e provare qualcosa per le donne ma avevo capito che c’era qualcosa di anormale in me”. Poi tira le somme dopo tanti anni di passione anomala per gli animali: “150 anni fa i neri erano considerati una specie degenere e subumana. All’epoca il matrimonio misto veniva considerato come un crimine, tanto quanto oggi il sesso tra specie diverse. Spero che in futuro la zoofilia non sia vista in modo così controverso e pericoloso come all’epoca accadeva per il sesso interraziale”. Per chi volesse approfondire l’argomento c’è un bellissimo film semidocumentario passato alcuni anni fa alla Quinzaine di Cannes: Zoo di Robinson Devor, dove il racconto parte dal dettaglio di un uomo lasciato sull’uscio di un pronto soccorso con il colon perforato. Poco dopo si scopre che la vittima faceva parte di un gruppo di persone che amavano accoppiarsi clandestinamente