Jim Messina, il guru della comunicazione di Obama, è già al lavoro. E Matteo Renzi sta mettendo su una squadra composta da politici e costituzionalisti. Parliamo del referendum sulle riforme di ottobre (la data certa ancora non c’è) su cui il governo ha iniziato a muoversi. Davanti al fronte agguerrito dei comitati per il “No” al ddl Boschi, che vede in testa costituzionalisti come Gustavo Zagrebelski più numerosi altri illustri accademici, Palazzo Chigi ha in mente di schierare personalità anche dalla sua parte. Incassato il no di Giorgio Napolitano a guidare il fronte del Sì (l’ex capo dello Stato darà il suo contributo ma non sarà in prima linea), Matteo Renzi, Luca Lotti e Maria Elena Boschi sono al lavoro per individuare una nutrita squadra di professori e intellettuali a supporto della campagna per il “Sì”. Franco Bassanini, Luciano Violante, Pierluigi Castagnetti e Anna Finocchiaro sono le punte di diamante tra i politici che hanno dato la loro disponibilità per impegnarsi nella campagna referendaria. Ma altri ne verranno.

Poi c’è il fronte accademico. Lo stesso premier giorni fa ha annunciato che “sono stati avviati contatti con personalità e studiosi, a partire da alcuni costituzionalisti che già facevano parte del gruppo dei ‘saggi’ che al Quirinale lavorarono a una prima proposta e che hanno sostenuto il ddl Boschi”. L’idea è anche di “coinvolgere tanta società civile, mobilitando chi non è militante del Pd ma, anche per il futuro, è disposto a sostenere le ragioni delle riforme, secondo il modello Leopolda”. D’altronde lo stesso Renzi ha sottolineato che la campagna sul referendum “avrà toni duri”. Che spetteranno ai politici. Mentre il compito degli accademici sarà quello di spiegare nel merito i benefici della riforma.

Investiti della faccenda a livello parlamentare sono Emanuele Fiano e Andrea Romano, quest’ultimo anche per i suoi contatti nel mondo universitario, visto che è ordinario di Storia contemporanea all’Università di Roma Tre. Nella squadra c’è poi Stefano Ceccanti, costituzionalista ed ex senatore del Pd, che fin dal primo momento ha contribuito alla stesura del ddl Boschi.
Altri prof chiamati a fare campagna per il “Sì” saranno Francesco Clementi (professore di Diritto pubblico comparato a Perugia), Massimo Rubechi (Diritto costituzionale a Urbino), Nicola Pignatelli (Università di Pisa) e Carlo Fusaro (Scienze giuridiche a Firenze). Tutti abili e arruolati dalla macchina pro riforme di Palazzo Chigi.

Sempre in campo accademico, va annoverato pure l’ex deputato e politologo Salvatore Vassallo, Edoardo Raffiotta (Scienze giuridiche) e Sara Lorenzon (Università di Ferrara). Ma gli attivisti si stanno muovendo in tutte le principali città. A Milano, per esempio, contattati da Fiano, ci sono Marilisa D’Amico (Diritto costituzionale), Salvatore Curreri (Diritto Pubblico) e Felice Giuffrè (Diritto costituzionale), Giulio Vigevani e Lorenzo Cuocolo. In Sicilia è stato assoldato il costituzionalista Giuseppe Verde. Occasioni di campagna e dibattito saranno anche le presentazioni dei libri. Come quello di Stefano Ceccanti, “La transizione è (quasi) finita”: c’è stato un primo appuntamento la settimana scorsa a Roma, ma il tour di presentazione toccherà diverse città italiane. Mentre un ruolo non secondario spetterà a “Volta”, il think thank messo in piedi da Giuliano Da Empoli, renziano della prima ora ed ex assessore alla Cultura a Firenze con Renzi sindaco.

Il premier sa che la campagna in favore del “No” sarà molto agguerrita, perché si trasformerà in una sorta di santa alleanza contro di lui. Per questo, oltre alla politica e al mondo accademico, il premier vuole coinvolgere anche la società civile. Così è già nata la Rete dei Sì, coordinata da Massimo De Meo, che arriva dall’universo dell’associazionismo e del non profit, e Raffaele Picilli, esperto di fundrising. Ma l’ex sindaco di Firenze ha intenzione di pescare anche tra i passati organizzatori della Leopolda. La battaglia, per lui, sarà a tutto campo.