Matera, capitale europea della cultura nel 2019, oggi è forse la prima città ogm. Te ne accorgi subito, parlando con i Materani innamorati di quella che era la loro città e che oggi non riconoscono più. Difficile muoversi tra le decine di migliaia di turisti che invadono i sassi come un popolo di formiche voraci e i le Api carenate che li trasportano. Matera oggi sembra Firenze, Venezia, Taormina, insomma una città con più turisti che abitanti. D’altronde un patrimonio dell’umanità alla fine è ad essa che deve rispondere. Sembrano tutti pazzi per Matera, le magliette “I love Matera” vanno a ruba come i fischietti ed i tanti souvenir che giacciono sui bordi dei viottoli, pronti ad essere trasformati in attestati di presenza nella famosa capitale della cultura europea.

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La città è un organismo vero e proprio, che può subire una mutazione genetica nel momento in cui, improvvisamente, si ritrova sotto i riflettori di orde di turisti organizzati. Matera sembra proprio, in questo senso, una città ogm. La modificazione genetica balza subito agli occhi di residenti e frequentatori storici del luogo. Anni fa, quando si visitavano i sassi, il filo conduttore era quasi sempre un certo interesse per la sociologia delle tradizioni popolari. I protagonisti di questa narrazione che portavi a casa dopo essere stato a Matera erano Rocco Scotellaro, Carlo Levi, la biennale di scultura con accanto i grandi eventi religiosi legati al culto della Madonna della Bruna.

L’atteggiamento dei Materani era simile a quello dei Greci: accoglienza fenomenale, amicizia perpetua, assenza totale di cinismo civico, ponderato orgoglio della propria peculiarità, apertura mentale verso l’altro, come se i sassi fossero un porto e le grandi vallate murgiane un grande mare verde. I sassi diventavano pian pianino e senza forzature contenitori di eventi culturali d’eccellenza, location per film di successo che attiravano per luce e potenziale fotografico da Pasolini, ai fratelli Taviani fino alle grandi produzioni americane (Passion prima e Wonder woman oggi). Materani visionari cominciavano a ristrutturare i luoghi per trasformarli in case vacanza investendo nel futuro. Uccio, uno dei primi ambientalisti d’Italia che certificava il biologico quando nessuno di noi sapesse cosa fosse e che creava resistenza conservativa col Wwf, infatti  trasforma gli ambienti dove abitava la nonna nelle Fornaci Vecchie, un luogo con balconi dentro i sassi che ospitano stranieri solo attraverso la rete ed il passaparola.

Le Fornaci sono sassi nei sassi, rese accoglienti ma senza scostarsi da ciò che vive attorno. Uccio assieme ad Anna ci ha investito quando ancora la città non era balzata alle cronache per la designazione di capitale europea della cultura. Lo ha fatto perché era la cosa giusta da fare. Come lui, tanti hanno rimesso in piedi quei luoghi magici: da luogo umile, testimone della civiltà e della cultura povera contadina, Matera così e diventato luogo unico dove dare ancora un senso al tempo ed allo spazio. Sergio, professore di educazione fisica, mi descrive come i processi di resistenza spazio-temporali ritrovino nella peculiarità dei sassi un loro nuovo rinascimento. I sassi sono verticali e ti costringono in spazi che partono dall’alto per giungere in basso col solo fine di risalire. Il tempo sopravvive come dimensione umana, perché all’inizio quei luoghi erano impenetrabili da flussi e onde, perciò nei vari contenitori la cultura imperversava attraverso le sue arti, jazz, pittura scultura, teatro.

Gli eventi seguivano l’andamento della luce e le serate nei sassi avevano il fascino dell’unicità dei luoghi. La fretta era bandita dai luoghi così come il rumore assordante dell’effimero. Il vicino di casa lo senti sopra o sotto e le scalinate si arrampicano sulle scie create dalla pietra. Ma a vederli bene, questi sassi, sembrano il loggione ed i palchi di un meraviglioso teatro che ha come spettacolo la natura. Dentro avatar già resistono e si muovono agili nella ricerca continua di una “sostenibilità modello”, che sembra essere la vera mission nascosta di questa realtà. Massimo Carlucci, che voleva cambiare il mondo, non riuscendoci, come tutti ha deciso di nutrirlo nella sua osteria Malatesta (logo un pugno chiuso che stringe una forchetta). Regole inviolabili : prodotti locali e stagionali, niente riciclo dei tavoli, e collocazione dei commensali all’insegna della socialità, prezzo politico non comunicabile per eccesso di ribasso. Mentre lo si ascolta arrivano telefonate continue di prenotazioni che lui rifiuta.

In pochi minuti decine, ma ci dice con orgoglio che non si allarga, altrimenti non potrebbe fermarsi a parlare con gli ospiti. Compagno di altri tempi, avatar che ci confessa che i giorni in cui fa suonare nel suo locale piccoli gruppi jazz vorrebbe avere più ospiti, ma la fedeltà allo spazio è l’unica arma per la rivoluzione sostenibile. “Dalla strada sono andati via tutti, è rimasto Rocco che ripara calzature, il resto sono B&B e locali. Io resto e non mi allargo.” Ma i partigiani Uccio, Sergio e Massimo resistono imponendo prassi di sostenibilità. Non a caso nella giornata mondiale del libro a Matera hanno premiato i migliori lettori della biblioteca pubblica. Giulia, professoressa vincitrice, con 4 figli, un passato di lotte ambientaliste, non ha dubbi: solo la cultura e la bellezza ci salveranno, e Scotellaro e Levi torneranno ad aleggiare sul palcoscenico di questo meraviglioso teatro.