“Polemiche inesistenti, le frasi di Davigo erano condivisibili, nulla di sconvolgente, ciclicamente esplode questo contrasto tra politica e magistratura. Ma spesso si delega alla magistratura un controllo di legalità che dovrebbe esercitare l’amministrazione pubblica nel rispetto dell’articolo 54 della Costituzione, tutti i cittadini chiamati a svolgere funzioni pubbliche lo devono fare con onore e disciplina”. Così il magistrato Alfonso Sabella liquida le polemiche di questi giorni tra togati e politici a margine di un convegno sulla corruzione all’università Luiss Guido Carli di Roma. “Il Processo penale va riformato a tutela anche delle parti offese, non solo esclusivamente dell’imputato, credo sia indispensabile aumentare i termini di prescrizione dei reati di corruzione. La Bolivia – afferma l’ex assessore alla legalità di Roma – ha scritto in Costituzione che la corruzione è imprescrittibile e macina punti di Pil, certo partendo da una situazione disastrata, ma c’è una correlazione”. “Tutti fanno appello, perché non si rischia nulla. E’ corretto che da noi chi si appella al secondo grado di giudizio per sperare che il processo vada al macero – continua Sabella -, in prescrizione o speri in un’amnistia, e non debba pagare i danni di un appello infondato? Abbiamo copiato il rito accusatorio a metà dagli americani, senza le conseguenze negative per l’imputato”. “E’ necessaria una riforma complessiva del processo civile e penale, come della prescrizione per tutti i reati, bene ha fatto il Parlamento ad accorpare le due cose, basta norme a macchie di leopardo, fanno solo danni” aggiunge. Sabella si dice anche totalmente contrario ad abolire l’obbligatorietà dell’azione penale come qualche giurista propone. “E’ il simbolo dell’indipendenza e autonomia della magistratura da tutelare, sarebbe un errore gravissimo abolirlo – dichiara -, chi propone questa opzione preferisce vedere i pm alle dipendenze dell’esecutivo. Magari si potrebbero limitare i casi in cui ricorrere all’azione penale, ma questa è un’altra cosa”