di Pietro Stampa *

Stefano Graziano: avanti un altro. Un altro uomo delle istituzioni indagato, abbiamo perso il conto. Sembra, questa tragicommedia italiana, non finire mai. La polemica fra Piercamillo Davigo e il resto del mondo (sporadiche e prevedibili le eccezioni) sulla corruzione dei politici, aveva preso da subito una forma poco originale, che ricordava un po’ lo scambio di battute fra le due statue parlanti di Roma, ai tempi di Pio IX, quando le truppe di Napoleone III occupavano la città a protezione del papa re. «I francesi so’ tutti ladri», proclamava un foglietto appeso alla statua di Marforio; «Non tutti, ma bona parte», la replica di Pasquino.

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Qualche considerazione di carattere psicologico, in margine a quelle etiche, giuridiche e politiche che abitano stabilmente ormai la nostra quotidianità. Davigo dice, semplicemente, quello che pensa la quasi totalità dei cittadini italiani; e la vibrante, indignata difesa d’ufficio dei partiti, a fronte di una evidenza dilagante, senza precedenti, della corruzione e del degrado pubblico, quale altra potrebbe essere? Non tutti i politici sono corrotti: solo una buona parte, o quantomeno una parte non irrilevante. Appunto.

Una prima osservazione. Il disagio emotivo, il senso di sfiducia e di smarrimento di ogni punto di riferimento istituzionale, che si va diffondendo come un’epidemia nel corpo sociale del Paese, è legato alla percezione, ormai profondamente radicata, dell’impossibilità di prevedere se un sistema — qualunque sistema — possa ancora funzionare secondo criteri, se non “oggettivi”, almeno riconoscibili. Un lavoro, un esame clinico, una certificazione, l’erogazione di un servizio anche banale: lo si potrà ottenere?, e quando, semmai, sulla base del proprio buon diritto piuttosto che grazie a un favore, una segnalazione, un capriccio di chi detiene il potere di assegnarlo, di erogarlo? Il nuovo manto stradale reggerà all’impatto del traffico? I miei modesti investimenti sono in buone mani? Impossibile fidarsi: siamo nelle mani del Caso.

L’incertezza del diritto — verrebbe da dire: la certezza oscura del rovescio —, dovuta alla progressiva distruzione di tutti i sistemi di competenza, i cui nodi vitali sono oggi ormai occupati saldamente da emanazioni del potere, e di conseguenza l’incertezza esistenziale: questo il danno più grave — più del furto in sé stesso come sottrazione di risorse materiali — che la casta politico-clientelare ha fatto all’Italia attraverso la pratica sistematica del clientelismo e della corruzione.

Seconda osservazione. Le cose vanno migliorando o peggiorando (per es. rispetto ai tempi di Tangentopoli — qui l’idolo polemico dei partiti è Raffaele Cantone…)? Gli abissi non hanno sfumature, scriveva Baudelaire nel suo diario.  La psicologia sociale conosce un modello che ha chiamato “effetto finestra rotta”: quando il degrado di un sistema supera un punto di non ritorno, anche le persone che tenderebbero a comportarsi correttamente, smettono di farlo, e il degrado assume un andamento esponenziale. Roma soffoca nell’immondizia: che volete che sia, se anche io — cittadino modello — butto per terra una lattina vuota, invece di cercare un cassonetto, che puntualmente sarà traboccante di rifiuti?

Dunque, si va definendo un pericoloso loop: il degrado pubblico fatto di corruzione, inefficienza, disinformazione e manipolazione della comunicazione mediatica, produce una reazione paradossale: accettazione passiva, quando non emulazione attiva, per disperazione; questo favorisce la diffusione ulteriore, la penetrazione sempre più capillare dei fattori di degrado; e così via.

La psicologia, come altre discipline professionali — l’economia, la sociologia, la statistica, il pensiero giuridico… — può scegliere di collocarsi sull’uno o sull’altro versante di questa fenomenologia dell’insoddisfazione collettiva. Può dare il suo appoggio al marketing delle illusioni, alla persuasione (neanche tanto occulta) di massa, contribuendo così alla riproduzione di un consenso non-pensato, da tifoseria, come oggi la politica dominante richiede; oppure può adoperarsi in contro-tendenza, perché un scintilla di pensiero critico resti attiva nelle coscienze, e di lì possa riaccendersi — di concerto con una politica di tipo nuovo — l’orgoglio civile dei cittadini. Occorrerà impegnarsi perché questa seconda opzione prevalga.

* Vice Presidente Ordine degli Psicologi del Lazio