Marcia indietro del cardinale Crescenzio Sepe sul tesoro di san Gennaro. Dopo il decreto del ministero dell’Interno che cancella la Deputazione, organismo laico che dal 1601 gestisce la cappella e le reliquie del patrono di Napoli, il porporato partenopeo cerca di rasserenare gli animi in vista del miracolo della liquefazione previsto per il 30 aprile. L’obiettivo di Sepe è evitare le contestazioni durante la tradizionale processione delle reliquie di san Gennaro, dalla Cattedrale fino alla Basilica di Santa Chiara, dopo la manifestazione di protesta del 5 marzo scorso che si è svolta davanti al Duomo e alla quale hanno partecipato oltre 2mila persone.

La pace con la Deputazione è stata firmata dal cardinale insieme al vicepresidente dell’organismo, Riccardo Carafa d’Andria, al delegato per gli affari legali, Riccardo Imperiali di Francavilla, e all’abate della Cappella del Tesoro di san Gennaro, monsignor Vincenzo De Gregorio. Si tratta di un “atto ricognitivo” tra l’arcidiocesi partenopea e la Deputazione che in sostanza lascia tutto invariato a quanto stabilito dalla bolla pontificia del 1927 firmata da Pio XI. I due organismi rivolgono anche un appello al ministro dell’Interno Angelino Alfano auspicando che favorisca un epilogo “che possa ridare serenità alla città di Napoli, scossa dalle ultime vicende relative alle incertezze inerenti alla qualificazione giuridica della Cappella e al governo della stessa”.

Se la pace tra Sepe e la Deputazione è stata sancita, resta ancora in sospeso il ricorso, depositato al Tar della Campania, contro il decreto del ministero dell’Interno che equipara l’organismo laico che per secoli ha custodito il tesoro di san Gennaro a una Fabbriceria, cioè a un ente che provvede al mantenimento dei beni dei luoghi sacri, e rinomina arbitrariamente gli 11 deputati attualmente in carica. Un vero e proprio “cavallo di Troia del Viminale per minare dalle fondamenta la nostra istituzione” per Imperiali di Francavilla. Secondo le disposizioni volute da Alfano, infatti, ai discendenti delle famiglie nobili del capoluogo campano si affiancherebbero 4 membri di nomina della curia, cioè del cardinale Sepe, facendo così perdere alla Deputazione il suo carattere secolare di laicità e di autonomia dall’arcidiocesi partenopea.

Nell’atto ricognitivo il porporato torna sui suoi passi e afferma “che la Cappella del tesoro di san Gennaro è un ente non ecclesiastico di fondazione e dotazione laicale sorto con beni patrimoniali e di esclusiva fondazionale laicale, come scritto nella bolla di Pio XI, sul quale persiste il diritto di patronato della città di Napoli esercitato attraverso la Deputazione”. E in un altro passaggio del documento si legge “che la Deputazione è l’organo di amministrazione, ordinaria e straordinaria della Cappella”. Ora l’epilogo della vicenda legale tocca al ministro Alfano. Ma l’ultima parola spetta a san Gennaro.

Twitter: @FrancescoGrana