Condannato per falso ideologico l’ex giudice del Tar Lombardia Adriano Leo. L’ex magistrato è accusato di aver depositato una sentenza diversa da quella decisa in camera di consiglio: secondo il pm, l’intento di Leo era “favorire e avvantaggiare il Comune di Milano“. La vicenda ruota attorno a una sentenza del 2013 che sospese l’esecutività del rimborso da 452 milioni di euro ordinato dalla Commissione europea a Sea Handling, la controllata che gestisce lo smistamento dei bagagli e i servizi a terra a Linate e Malpensa.

Adriano Leo è stato condannato a due anni con la sospensione condizionale della pena da Giulia Turri, giudice della quarta sezione penale di Milano. L’accusa è di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici: il pm Roberto Pellicano aveva chiesto una condanna a 2 anni e 6 mesi, mentre la difesa aveva invocato l’assoluzione. Martedì, nel corso della requisitoria, il pubblico ministero ha spiegato che “Leo fece gli interessi del Comune di Milano e andò addirittura oltre a quello che l’amministrazione comunale chiedeva nel suo ricorso”. Per il pm, tra l’altro, “se è vero che il reato di falso non necessita di motivazione, dal dibattimento è emerso, però, che Leo agì per favorire e avvantaggiare il Comune”. E questo scenario, secondo Pellicano, è venuto a galla dal processo, anche se per l’originaria accusa di abuso d’ufficio a carico di Leo lo stesso pm aveva chiesto e ottenuto in passato l’archiviazione.

Ora in pensione, all’epoca dei fatti l’ex magistrato era il presidente della terza sezione del Tar della Lombardia. Secondo l’accusa, nel maggio 2013 Leo ha depositato una sentenza diversa da quella decisa in camera di consiglio insieme ai due colleghi del collegio giudicante. La Commissione europea, infatti, aveva qualificato come illeciti aiuti di Stato i finanziamenti che il Comune di Milano aveva garantito alla controllata di Sea (la società che gestisce gli aeroporti milanesi) dal 2002 al 2010. E il giudice, sostiene il pm, sospese quel provvedimento depositando una decisione diversa da quella che era stata presa con i colleghi nella camera di consiglio. In particolare, con la sentenza depositata, Leo definì come “illegittimo” il provvedimento della Commissione europea che aveva imposto al governo italiano di recuperare la somma, qualificata come aiuti di Stato, nei confronti del Comune.

Leo, invece, interrogato in aula, si è difeso in questo modo: “Non intendevo minimamente intaccare la validità degli atti europei, il mio fu un ‘lapsus calami‘ (errore nello scrivere, ndr) perché non indicai precisamente gli effetti e mi limitai a scrivere di sospendere il provvedimento europeo”.