Alla povertà.
Alla disoccupazione e alla malaoccupazione.
All’ignoranza e all’analfabetismo.
Alla paura.
All’egoismo.
Al fatalismo.
Al fanatismo.
Al terrorismo.
Alle mafie e alle mafiosità.
Alle dipendenze.
Alle indifferenze.
All’incapacità di commuoversi. Ovvero di muoversi insieme.
A quelli che si commuovono per i cadaveri fotografati su una spiaggia, ma non per quelli in fondo al mare.
A quelli che pensano che le migrazioni siano solo un’opportunità di crescita culturale e non anche un gigantesco problema di convivenza.
Ai fili spinati.
Alla costruzione di muri.
All’abbattimento di valori e speranze.
Alla demolizione delle Costituzioni antifasciste.
Alla devastazione della natura e della bellezza.
Alla costruzione del ponte sullo stretto di Messina e del tav in Val di Susa.
A chi insulta Gian Carlo Caselli e se ne frega di Nino Di Matteo.
A chi se ne frega di Caselli e se ne frega di Di Matteo.
Ai corrotti e ai corruttori intelligenti.
Agli onesti ottusi.
Ai sepolcri imbiancati.
A Bruno Vespa e a tutti i mafiosi che, dopo Riina junior, metteranno piede a Porta a Porta.
Al silenzio assordante sulla sentenza per la strage di Piazza della Loggia, commessa dai neofascisti veneti di Ordine Nuovo Carlo Maria Maggi (amico di Pino Rauti) e Maurizio Tramonte.
Al silenzio incombente sui processi ai rapporti tra mafie e politica da Roma a Palermo, passando per Reggio Emilia.
A chi ha ostacolato ed ostacola la ricerca della piena verità sulle stragi e gli omicidi politici, da quello del poeta comunista Pier Paolo Pasolini a quello dello statista democristiano Aldo Moro.
Ai finanziamenti pubblici alle scuole private.
Ai finanziamenti privati a partiti e movimenti politici.
Ad una legge elettorale per cui un’infima minoranza può diventare stragrande maggioranza.
Alla tv spazzatura.
All’onanismo smartfonico.
A chi considera accettabile che un rappresentante delle istituzioni possa, allo stesso tempo, giurare sulla Costituzione e giurare fedeltà ad una loggia massonica.
A chi considera raccomandabile Flavio Carboni.
A chi pensa che in fondo è vero che Giorgio Ambrosoli se l’andò a cercare.
A chi crede sia da “comunisti” voler togliere la divisa agli assassini di Federico Aldrovandi.
A chi crede sia da “giustizialisti” allungare i tempi della prescrizione.
A chi crede sia da “garantisti” scarcerarti dopo 15 anni anche se hai 7 o 8 ergastoli e non hai mai collaborato con la giustizia.
A chi, dopo aver ammazzato persone innocenti, ha la faccia tosta di stare in un’associazione contro la pena di morte (e contro l’ergastolo).
Alla Germania che si rifiuta di ratificare le condanne italiane ai carnefici del 1944.
Ai fascismi e ai nazismi europei, mai sconfitti e spesso rianimati e finanziati.
Alla rassegnazione.