Aziende che da un lato continuano ad avere come scopo quello di fare profitti. Ma dall’altro mettono nero su bianco tra gli obiettivi anche quello di portare benefici all’ambiente circostante, ai propri dipendenti, ai fornitori o agli altri portatori di interessi coinvolti nella loro attività. Sono le benefit corporation. Esistono dal 2010 negli Stati Uniti e ora potranno avere uno status giuridico anche in Italia, visto che l’ultima legge di Stabilità ha recepito i contenuti di un disegno di legge ad hoc presentato lo scorso anno e introdotto la possibilità di fregiarsi del titolo di “società benefit” aggiungendo alla ragione sociale la nuova sigla “sb”, da mettere accanto a quelle tradizionali, come srl o spa. Due lettere che, dal punto di vista pratico, vogliono dire una modifica allo statuto, in modo da individuare, come si legge nella norma, “una o più finalità di beneficio comune” da perseguire oltre alla massimizzazione dell’utile. Risultati che poi vanno rendicontati in una relazione annuale da allegare al bilancio che dia conto di quanto fatto per dare valore non solo agli shareholder, ovvero i soci o gli azionisti, ma anche agli stakeholder, cioè appunto tutti gli altri portatori di interesse.

Le nuove società benefit nascono sul modello americano, che del resto è già stato adottato in Italia da una decina di aziende che hanno ottenuto il marchio B Corporation, a seguito della valutazione positiva di B Lab, una sorta di ente certificatore privato. Appena approvata la legge, alcune delle B Corp nostrane si sono mosse per acquisire il nuovo status giuridico. Ma come si fa a diventare una società benefit?

Finalità di beneficio comune da indicare nello statuto – Quello che la società benefit vuole fare in favore della comunità lo deve indicare nell’oggetto sociale, attraverso una modifica dello statuto. L’azienda di cosmetici Dermophisiologique si propone per esempio di mettere in commercio prodotti “di origine naturale nel rispetto della fisiologia della pelle, adatti anche alle pelli di persone in terapia” e di rispettare l’ambiente “massimizzando l’utilizzo di materiali e packaging riciclabili”. D-Orbit, una giovane impresa che produce componenti per satelliti che consentano il loro recupero una volta terminato il ciclo di vita, ha invece aggiunto nel suo oggetto sociale di voler fornire “con profitto” soluzioni “per rendere l’utilizzo dello spazio a scopi scientifici e commerciali sicuro, profittevole e durevole”, visto che lo spazio è una risorsa “non infinita” e che in una società sostenibile la natura non è soggetta a “una concentrazione sistematicamente crescente di oggetti prodotti dall’uomo nello spazio”.

Ma come si fa a evitare che tali propositi rimangano uno slogan sulla carta, utile come strumento di marketing? Tanto più che il bollino sb ha un ritorno certo sul piano dell’immagine. “Scrivere nello statuto un obiettivo di beneficio comune è innanzitutto un impegno ufficiale che vale non solo per gli attuali soci e manager, ma anche per quelli futuri”, risponde Paolo Di Cesare, co-fondatore di Nativa, una società di consulenza che è partner del B Lab americano e che tra i suoi scopi di utilità sociale si è data proprio quello di diffondere nella nostra economia il modello delle B Corporation. “Le attività su cui ci si impegna non sono più da fare una tantum, ma diventano obiettivi principali al pari del fare profitto”.

Una relazione annuale per valutare i risultati e impegnarsi su nuovi target – Ogni anno le società benefit devono inoltre allegare al bilancio una relazione sul perseguimento delle finalità di beneficio comune che si sono proposte. Qui vanno descritti gli obiettivi che si sono raggiunti e, se qualcosa è andato storto, quali sono i problemi riscontrati. Va poi valutato l’impatto positivo generato su aree come il sistema di governance dell’azienda, la gestione del personale, la comunità e l’ambiente circostanti, dopo di che vanno indicati nuovi obiettivi per l’anno successivo. Tra le cose messe in pratica, Dermophisiologique per esempio ha iniziato a utilizzare nel packaging dei prodotti un tipo di polistirolo biodegradabile e ha collaborato all’apertura di uno spazio benessere all’interno dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano dove vengono offerti servizi di estetica oncologica alle persone in terapia. A volte gli obiettivi sono direttamente misurabili, come nel caso delle 99 benefit corporation a cui Nativa vuole che si arrivi in Italia nei prossimi mesi.

Le valutazioni su quanto raggiunto da una società benefit vanno effettuate in base a uno standard sviluppato da enti esterni, come per esempio B Lab, mentre all’interno della stessa società devono essere individuati uno o più soggetti responsabili del perseguimento dei benefici comuni. Vigila su tutto l’Autorità garante della concorrenza, che potrà sanzionare per pubblicità ingannevole le aziende che non dovessero mantenere le promesse. In modo da limitare il rischio che venga utilizzata a soli scopi di comunicazione una novità che dovrebbe invece dare il la a processi virtuosi nel modo di fare impresa delle società for profit. E che secondo Di Cesare porterà nei prossimi anni a “una evoluzione del capitalismo”.

E le imprese sociali? – Ma c’è un altro rischio che può derivare dalla nuova legge. Lo sottolinea Carlo Mazzini, consulente sulla legislazione degli enti non profit e curatore del sito Quinonprofit, che pur riconoscendo nelle società benefit una novità positiva, sottolinea come queste possano finire per fare le scarpe al non profit, e in particolare alle imprese sociali, proprio nel momento in cui la riforma del terzo settore tarda a essere portata a termine. Anche le imprese sociali infatti hanno come scopo quello di fare qualcosa di utile per la società, ma al momento devono destinare tutti i loro utili all’attività statutaria, senza poterne distribuire nemmeno una piccola parte ai soci. “Se non si danno alle imprese sociali e soprattutto ai loro promotori delle ragioni economiche di vantaggio – sottolinea Mazzini – i finanziatori delle future imprese sociali gireranno la prua verso le B Corp che consentono ai soci di dividersi gli utili e ottenere comunque il bollino di sostenibilità, responsabilità, trasparenza”.

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