Sempre più spesso si finisce a parlare di pezzi del patrimonio culturale nazionale, già troppo spesso in condizioni di conservazione quanto mai precarie, per operazioni discutibili. Vendite all’asta di palazzi e di ville storiche. Utilizzo di siti archeologici e Musei per eventi, anche privati, di ogni tipo. Interventi inutili e spesso dannosi. Proprio come accade a Morgantina, nel territorio di Aidone, in provincia di Enna. “Nella Sicilia interna … senza dubbio la città antica meglio conosciuta in tutte le sue vicende … Il sito antico … che offre al visitatore il quadro di oltre mille anni di storia, dalla fondazione della città in età preistorica fino al suo declino, avvenuto nell’età imperiale romana”, si legge nel sito dell’Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana della Regione.

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Sito nel quale da gennaio campeggia una scala in ferro che dalla piazza dell’agorà s’inerpica su per la collina estScala realizzata impropriamente, al di là di rassicurazioni e smentite, come confermato dal soprintendente per i Beni culturali e Ambientali di Enna, Salvatore Gueli, lo scorso 2 marzo ad alcuni rappresentanti del Comitato delle ventidue associazioni che hanno deciso di contrastare lo scempio, anche con una raccolta firme. Così ecco l’ordinanza di smantellamento e rimozione, dopo aver constatato che la struttura non era mai stata inserita nel progetto che prevedeva genericamente degli interventi di messa in sicurezza, coperture, cartellonistica e azioni di valorizzazione, approvato dalla soprintendenza e finanziato con fondi Pon-Fers 2007-2013.

Questione quindi chiusa? Legalità ristabilita? Area archeologica restituita alla fruibilità nel suo splendore? Sfortunatamente niente di tutto questo. Anche perché nel frattempo è stata presentata all’assessorato ai Beni culturali un ricorso gerarchico contro l’ordinanza. Ricorso sul quale entro i primi di maggio l’assessorato ha l’obbligo di pronunciarsi. Non solo l’orribile scala è ancora lì ma, in attesa della sua rimozione, l’intero colle sul quale è appoggiata, e che costituisce una parte considerevole dell’intera area archeologica, è stato recintato e chiuso al pubblico. Per i visitatori che di tanto in tanto decidono di inoltrarsi nel sito, una volta aver pagato il biglietto di 6 euro, un’altra sgradita “sorpresa”. Dopo aver fatto i conti con la vegetazione, che in diversi punti copre per gran parte la vista delle strutture antiche, e le condizioni di conservazione tutt’altro che ottimali di murature e pavimenti musivi, anche l’impossibilità a percorrere i resti conservati sulla collina est.

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Così il decremento di quasi 2.240 ingressi rispetto all’anno precedente, registrato per il 2015, sembra destinato ad accrescersi. Elemento evidentemente tutt’altro che irrilevante. Proprio per questo la questione della scala, seppur costituendo soltanto una delle criticità che soffocano Morgantina, deve essere risolta in tempi brevi. In una interrogazione presentata all’assemblea regionale da Valentina Zafarana e Matteo Mangiacavallo del M5s si chiede “quali misure codesto governo intenda adottare affinché venga rimosso il manufatto in questione. Quali misure l’assessorato dei Beni culturali intenda adottare al fine di scongiurare ulteriori danni all’immagine del sito archeologico di Morgantina e agli stessi enti di tutela del patrimonio archeologico siciliano”.

Senza dimenticare “l’accertamento delle eventuali responsabilità in termini di danno erariale ed all’immagine causato dalle arbitrarie decisioni in oggetto”. Già, perché all’inequivocabile sfregio al paesaggio bisognerebbe aggiungere l’inconfutabile “danno erariale ed all’immagine”. Non ci si dovrebbe accontentare di liberare l’area archeologica da quell’inutile monumento moderno alla mala gestione di risorse pubbliche. Si dovrebbero quantificare i danni ed esigerne il pagamento da chi ha deciso. E’ però molto probabile che non se ne farà nulla. Neppure questa volta. Così non rimarrà altro che chiedersi cosa sarebbe stato possibile realizzare nell’area archeologica con quanto speso per la scala.

Un ulteriore elemento per accrescere i rimpianti. Tanto più pensando alle condizioni nelle quali si presenta il sito, la maggior parte dei resti antichi. Povera Morgantina, famosa per la Venere marmorea, gli argenti ed ora per la testa di Ade. Da qualche mese anche per “la scala della vergogna”. Che sarà rimossa, ma la cui ombra rimarrà. Un ecomostro abbattuto ma non cancellato.

Foto di Serena Raffiotta