“La notte non dormo perché mi si aprono gli occhi. Ho visto nascere la democrazia, avevo 17 anni e mezzo quando Genova era liberata. Voglio rivedere nascere la democrazia.” (2011. Don Andrea Gallo “Le invasioni barbariche”). Ecco. Immaginatevelo così il Gallo. Immaginatelo diciassettenne, appassionato e partigiano, che guarda il cielo soddisfatto mentre respira finalmente la libertà conquistata. Immaginate un ragazzetto dagli occhi furbi e intelligenti, intatti nella loro naturalezza e spontaneità, come se il tempo non avesse cancellato la fame di esserci, l’ardore che li accompagnava, né la speranza di cui sapevano brillare insieme a chi come lui aveva scelto da che parte stare.

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In quell’intervista ad un certo punto il Gallo guarda all’oggi e dice: “E’ iniziata l’eutanasia della democrazia. Però ogni mattina io alzo la testa, e allora ecco che stimoli gli indifferenti. Gli indifferenti sono fuori dalla Storia, nel ’19 Gramsci dice: Ragazzi agitatevi! Perché abbiamo bisogno del vostro entusiasmo!! Organizzatevi! Che abbiamo bisogno della vostra forza. E soprattutto.. Studiate! Perché abbiamo bisogno della vostra intelligenza.

Ecco dove ricomincia la democrazia. La “sinistra” non esiste, cos’è la sinistra!!.. La politica è quella passione per l’uomo, è uscire insieme dai problemi, partendo dagli ultimi. “Era il 2011, e purtroppo quell’eutanasia asfittica della democrazia di cui lui ci parlava, è continuata inesorabile. Cosa abbiamo sbagliato?! A volte me lo chiedo, ma io davvero su due piedi non so rispondere, e in campo ci sono probabilmente molti fattori. Ma il Gallo si rivolgeva sempre ai giovani, e li invitava a partecipare, a informarsi, a studiare, a dialogare, dibattere, organizzarsi. Ha sempre invitato i giovani a prendere in mano il loro futuro e mettere  in campo le loro energie per renderlo migliore. Ma dove sono ‘sti gggiovani? E dove sono stata?

Forse ha ragione il mio amico Bago, operaio in pensione, non a caso anche amico del Gallo; settantaseienne con gli anni di piombo e il 30 giugno alle spalle, artista per necessità emotiva. Ebbene. Forse, come dice lui, i giovani sono dei “mollaccioni” che si fanno tenere il mento dalla mamma”. Eccoci qua. Frase del secolo, che in fondo ci dà fastidio. E se ci dà fastidio è solo perché è vera. Poi certo, abbiamo un sacco di scusanti, e in questi casi si generalizza sempre. Le eccezioni ci sono, ma pare che non bastino. Sta di fatto che dall’alto ci stanno massacrando, ci sbeffeggiano, si prendono gioco di noi. E forse hanno ragione visto che non siamo in grado di esprimerci nemmeno attraverso il voto.

L’intento è quello di cancellare la rappresentanza e ci stanno riuscendo anche attraverso la rinuncia di un popolo (e di una generazione) che è ormai incapace di reagire ai soprusi e alle umiliazioni, e che contribuisce così, al degrado di una democrazia assopita. Mussolini, per fortuna, non risorgerà. Ma la dittatura che la modernità sta preparando e ha già messo in campo è più subdola, più lenta, meno destabilizzante sul breve periodo, e proprio per questo altrettanto pericolosa. È l’eutanasia della democrazia appunto.

La domanda che mi faccio allora è questa: la nuova generazione è fatta di mollaccioni geneticamente e cerebralmente modificati, oppure qualcuno ha contribuito all’impoverimento culturale e alla mancanza di responsabilità sociale di questi ragazzi? Io credo che dietro vi sia una grande responsabilità, a livello comunicativo, che parte dalla famiglia, che passa dalla scuola, e arriva ai media. A tale distorsione credo si debba assolutamente rimediare.

Tra qualche giorno sarà il 25 aprile, ricorrenza di una “Liberazione” che rappresenta l’antifascismo ma non solo. E sa parlarmi al cuore, e sa dirmi molto di più di ciò che storicamente è avvenuto, e mi trasmette il senso più intimista di una liberazione che ha inizio nella mente delle singole persone, e poi diventa “virale”, potenzialmente attuativa, per ogni tempo.

Come vorrei potessimo raccontare un giorno con lo stesso sguardo appagato e fiero del Gallo la nostra pratica di libertà!! Non è impossibile. Non è tutto inutile, e non sono/siamo dei visionari!! “Ogni partigiano era uno, insieme divennero Resistenza.” Ci hanno creduto fortemente alla libertà e alla giustizia sociale, e hanno potuto respirarla. Erano giovani e forti. In molti.. sono morti. Abbiamo il diritto, credo, e il dovere.. di fare parte e riappropriarci di un posto nella storia, che può essere solo nostro e di nessun altro.