Quattro arresti tra cui un sindaco, oltre 140 indagati in sette regioni e una serie di appalti truccati in Molise. Cuore dell’inchiesta della Procura di Isernia 47 bandi, per un valore di 27 milioni, che riguardavano i fondi destinati alla lotta contro il dissesto idrogeologico. “Si tratta di una indagine complessa per numero degli indagati e per qualità dell’indagine stessa” dice il procuratore di Isernia Paolo Albano. E infatti l’inchiesta ha riguardato 23 amministrazioni comunali delle province di Isernia e Campobasso mentre sono state sottoposte ad accertamenti 109 imprese nelle regioni anche in Abruzzo, Lazio, Marche, Lombardia, Emilia Romagna e Campania. Sono 144 invece le persone iscritte nel registro degli indagati, a vario titolo, per turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione, istigazione alla corruzione e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. 

Gli indagati, spiegano gli investigatori, al telefono usavano un linguaggio in codice “evidentemente noto a tutti”. Per indicare le percentuali di ribasso nelle nelle gare venivano simulati inesistenti appuntamenti: “Volevo sapere a che ora ci dobbiamo vedere, alle due e mezza o alle tre e mezza?. Ad un altro imprenditore viene detto: “Ti chiamo alle tre meno un quarto”. E i numeri degli orari indicati si ritrovavano poi nelle gare di appalto con le imprese che praticavano ribassi, in questo caso, del 2,45 per cento. In un altro caso tra gli indagati emergeva il timore per le indagini: “Non è che ci dobbiamo far sbattere tutti in carcere o finire sui giornali”..

Il Gip di Isernia, oltre a disporre i domiciliari per il primo cittadino di Forlì del Sannio, Roberto Calabrese e tre imprenditori (tra cui il fratello dello stesso primo cittadino), ha poi disposto l’interdizione dai pubblici uffici per un funzionario della Regione Molise e l’obbligo di dimora per un imprenditore della provincia. Era proprio il dipendente pubblico in passato anche sindaco, come riporta Il quotidiano del Molise, ad avere secondo la Procura un ruolo di primo piano perché sarebbe riuscito a creare “una rete di amministratori compiacenti ai quali riservare, con reciprocità di favori, un trattamento privilegiato nella programmazione regionale per la destinazione dei fondi per il dissesto idrogeologico”. Per farlo l’ex primo cittadino si sarebbe servito di sorteggi truccati, simulazioni di necessità d’urgenza e falsificazione di atti amministrativi in modo da fare vincere gli appalti sempre alle stesse società.