“Numerosi profili di illegittimità” nell’affidamento dei servizi balneari nelle spiagge libere di Ostia. Lo mette nero su bianco un’istruttoria dell’Autorità anticorruzione pervenuta – a quanto si apprende – a Roma Capitale, X Municipio e Prefettura. In particolare, l’autorità guidata da Raffaele Cantone rileva l’assenza negli atti di gara di qualsiasi indicazione sul valore economico della concessione. Emergono inoltre dubbi sulle verifiche antimafia e sul rispetto delle disposizioni sulle commissioni di gara. “Anomalie” che sono “elementi sintomatici dei fattori di rischio di corruzione(guarda la videoinchiesta su mafia, affari e politica a Ostia).

Tra i lotti al centro delle verifiche dell’Anac c’è anche quello assegnato a un gruppo di associazioni, capofila la Uisp (Unione italiana sport per tutti), che insieme alla rete antimafia Libera e a Le Grand Coureur lo aveva in concessione. Finito al centro, mesi fa, di una furiosa polemica che ha visto contrapposti da un lato Libera e l’ex assessore alla legalità del Comune di Roma, il magistrato Alfonso Sabella, dall’altro il Movimento 5 Stelle. Uisp, in quanto capofila di questo gruppo di associazioni, è tra i destinatari dell’esito dell’istruttoria condotta da Anac. Proprio ieri Libera – assieme alle altre due associazioni – ha annunciato che riconsegnerà la spiaggia, denominata “Libera Spqr“, annullando la convenzione per “violazione di norme imperative”. Una decisione, si legge in una nota congiunta, determinata dalla “scoperta improvvisa di una determina del 2010, omessa in sede di bando e di firma della convenzione, che chiedeva ai precedenti gestori di abbattere il chiosco-bar”, tuttora presente sulla spiaggia “in quanto abusivo”. Una brutta sorpresa per le associazioni che “rende di fatto nullo il bando e la convenzione stessa”. La spiaggia Libera Spqr era stata inaugurata un anno fa.

Il bando di gara finito sotto la lente dell’Anac, a seguito di un esposto, riguarda l’affidamento triennale – dal 2014 al 2016 – dei servizi ed era suddiviso in 8 lotti, ognuno relativo a un tratto di spiaggia. Erano pervenute le buste di 19 offerte, 11 concorrenti sono rimasti esclusi, e dall’esito del bando è nato un contenzioso. Dall’istruttoria degli uomini di Cantone è emersa l’assenza dell’indicazione del valore della concessione, che serve a garantire condizioni di trasparenza e parità di trattamento nella gara. Se questo dato non è riportato negli atti di gara, osserva l’Anac, è “arduo” per gli operatori fare un’offerta. E nel caso specifico “risulta difficile comprendere come i concorrenti abbiano potuto redigere il business plan”, ossia un progetto di sviluppo, previsto dal bando. Tale progetto, tra l’altro, doveva essere valutato attraverso un punteggio. Ma nessun punteggio è stato attribuito all’elemento prezzo, il che “ha reso del tutto discrezionale la valutazione delle offerte“.

Forti dubbi vengono espressi anche sulla commissione di gara. Era composta da quattro membri e non da un numero dispari, come l’Anticorruzione raccomanda; né c’è traccia, negli atti, della documentazione che attesti l’assenza di conflitti d’interesse dei componenti. Un altro elemento sospetto è la mancata acquisizione del codice Cig, ossia il Codice identificativo di gara. Fondamentale, nell’iter di affidamento di concessioni pubbliche, per la tracciabilità dei flussi finanziari e delle movimentazioni di denaro per l’affidamento di servizi, lavori e forniture. Senza questo dato, i rapporti con le filiere delle imprese fornitrici risultano opachi.

Non è finita qui. Secondo l’Anac risultano “generici”, nel disciplinare di gara, i requisiti di capacità tecnica e professionale per i partecipanti. Su questo punto, la richiesta contenuta nel bando è “inidonea a dimostrare la capacità tecnica, professionale ed economico-finanziaria degli operatori partecipanti”. Tanto più che il bando riguardava non solo servizi, ma anche appalti di lavori di manutenzione, quali il ripristino di manufatti e la rimozione di barriere architettoniche. Dalla documentazione esaminata dall’Anac non emerge poi se il X Municipio di Roma abbia fatto le verifiche antimafia sui soggetti aggiudicatari ed eventualmente quale ne sia l’esito.

Il X Municipio è stato commissariato dopo le dimissioni e il successivo arresto del “mini sindaco Andrea Tassone, coinvolto nell’inchiesta Mafia capitale. Da diversi mesi, il commissario straordinario Domenico Vulpiani sta sottoponendo a verifiche le concessioni dei servizi balneari e a breve sono attesi provvedimenti. Per contrastare quello che lo stesso commissario, in audizione di fronte alla Commissione parlamentare antomafia, ha definito “un malaffare che dura da 60 anni”. Ora i tecnici del municipio sono al lavoro per valutare anche la relazione dell’Anac.