Bomboniere, inviti e catering. Avevano già pensato a tutto. Compresa la location per la festa, ovviamente, scelta dopo diversi sopralluoghi come si fa nella maggior parte dei matrimoni. “Ma quando la proprietaria del locale ha scoperto che a sposarsi erano due donne ha fatto saltare tutto”. La denuncia arriva da Cathy La Torre, attivista e consigliere comunale a Bologna, alla quale la coppia si è rivolta per ottenere giustizia. “Chiederemo un risarcimento per responsabilità precontrattuale, non essendoci una norma specifica sulle discriminazioni di genere”.

La storia inizia a gennaio, quando le due donne, che per tutelare la loro privacy chiameremo con i nomi di fantasia Elisa e Chiara, fidanzate da 9 anni, stanno cercando la struttura giusta dove organizzare la festa di matrimonio. Visitano diverse location, ma alla fine si innamorano di una villa poco distante da Bologna, in mezzo al verde. Così iniziano a fare sopralluoghi in diverse ore del giorno e a muoversi per organizzare l’evento. Tutti i passaggi classici di chi vuole che quel giorno sia proprio come l’ha sempre immaginato. “Abbiamo fatto chiamare il posto dall’agenzia che ci organizza il catering e si occupa di vari aspetti, come la musica, le luci, i fotografi – racconta una delle due ragazze – Abbiamo fatto diverse visite, senza mai nascondere che eravamo una coppia di donne, e non c’è mai stato nessun problema”.

Giorno dopo giorno quindi Elisa e Chiara vanno avanti a organizzare il loro matrimonio (simbolico ovviamente, in attesa dell’approvazione definitiva dell’approvazione della legge sulle unioni civili). Spediscono gli inviti, prenotano il catering, mobilitano il fiorista, e comprano i biglietti per il viaggio di nozze. Tutto fila liscio fino a metà aprile, quando mancano due mesi. “Pochi giorni fa la nostra agenzia ci gira una mail, spedita dalla proprietaria della struttura, in cui si annulla tutto”. Nel messaggio la proprietaria fa sapere che in quella data la struttura non è più disponibile per impegni familiari. “Abbiamo chiesto di poter spostare ad altre date da qui a ottobre, anche durante la settimana. Ma ci è stato detto che il locale era pieno tutto l’anno. E che non c’erano alternative. Siamo amareggiate e mortificate. Anche perché non è un gioco, tutto questo ha avuto anche un costo”.

Per questo la coppia ora ha deciso di rivolgersi allo studio di Bologna Gay Lex, che si occupa di assistere le persone lgbt e tutelarle da discriminazioni. “Le trattative erano già molto avanti – spiega La Torre – erano stati fatti diversi sopralluoghi, anche in compagnia della wedding planner. Chiederemo i danni per aver ingenerato aspettativa di concludere il contratto, che poi è saltato senza una reale motivazione. Anche se riteniamo che la vera causa sia il fatto che si tratta di due donne”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore del Pd, Sergio Lo Giudice. “È il segno delle prime reazioni scomposte di fronte al nuovo istituto delle unioni civili. Nessuno pensi che queste manifestazioni di omofobia e di boicottaggio rimarranno in silenzio. Ci faremo valere nei tribunali”. La proprietaria della villa, che ilfattoquotidiano.it ha rintracciato, si difende e ribadisce che si tratta di una disdetta legata alle esigenze della famiglia che vive nella residenza. “Siamo un agriturismo a conduzione familiare – spiega, chiedendo di mantenere l’anonimato – con limitate possibilità di accoglienza, e in cui viene valutato di volta in volta se si possono soddisfare le esigenze dei clienti”.