All’interno del porto del Pireo, ad Atene, i 3.500 profughi che vivono negli hangar e negli spazi esterni messi a disposizione dall’Autorità portuale, non sanno davvero cosa fare. Ovvero, se accettare di salire sui bus dell’esercito greco – vuoti da giorni – per andare nel nuovo campo di Skaramagas (20 chilometri dalla Capitale), dove li attendono container prefabbricati e alcune organizzazioni umanitarie che, con i soldati, distribuiranno loro cibo e vestiti e li cureranno. Ieri hanno accettato volontariamente di lasciare le proprie tende sull’asfalto incandescente circa 500 profughi di varie nazionalità.

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Il campo di Skaramagas però ha una capienza massima di 2.500 posti. Finora sono state portate 1.570 persone, compresi i cinquecento di ieri. Al Pireo rimangono quindi 2.200 persone. Ma il pressing del governo greco, che non vuole offrire alla vista dei turisti, in arrivo per le vacanze pasquali (la Pasqua ortodossa quest’anno cade il 1° maggio, ndr), questa tendopoli di disperati sta aumentando di giorno in giorno. In tutta la Grecia sono stati allestiti decine e decine di campi visto che nel paese languono 50 mila profughi.

Il caldo è scoppiato improvviso in tutta la Grecia, e il fango di Idomeni (al confine con la Repubblica macedone) si è subito trasformato in polvere negli occhi delle centinaia di piccoli profughi bloccati in questo limbo. Bambini che l’Europa sta provando a nascondere sotto il tappeto dell’indifferenza come si fa con i granelli di terra che li fanno piangere dal bruciore nel cuore della notte. Le madri invece piangono per il timore che accada una nuova rissa nell’ennesima notte di tensione tra profughi siriani e afgani. Ci sono ancora 11 mila persone qui che non sanno cosa fare o dove andare, perchè il filo spinato eretto dalla Macedonia non verrà aperto.

Da il Fatto Quotidiano di martedì 19 aprile 2016