Un reggimento congelato da un incrocio di affari e politica. Le Voloire sono un reparto di artiglieria a cavallo di stanza a Milano da 130 anni che ha gestito l’apparato di sicurezza di Expo, ma adesso è fermo da mesi in un limbo: dovrebbero essere trasferiti a Vercelli, ma ancora non si è arrivati allo spostamento. La decisione è rimandata a giugno, subito dopo le elezioni. Intanto Giuseppe Sala, candidato sindaco del centrosinistra per le comunali milanesi, si è espresso contro l’utilizzo di militari per pattugliare le strade. Eppure è la stessa persona che ha gestito un evento che per i sei mesi della sua durata ha impiegato i 2300 soldati coordinati dal reggimento milanese. Intorno ai trecentocinquanta che compongono le Voloire però, c’è un fitto intreccio di numeri e di nomi pesanti. Oltre che ben sei interrogazioni parlamentari, l’ultima è della deputata 5 Stelle Tatiana Basilio, firmate da politici di destra e di sinistra.

Le prime cifre sono proprio quelle contestate dall’Associazione nazionale Voloire: il ricollocamento a Vercelli, deciso nel 2013, era stato motivato da una revisione della spesa interna all’Esercito. Però non ci sarebbe un vero risparmio: «Il costo mensile di un militare in sede è pari a 352 euro – specifica una nota dell’associazione – quello di uno fuori sede è di 1227». E a Milano non esistono altri reggimenti di stanza che possano occuparsi di sicurezza urbana. Intanto si spende: «Il reparto è congelato – insistono dall’associazione – invece di essere impiegate per l’operazione Strade Sicure su un territorio che conoscono benissimo, le Voloire sono state eliminate da qualsiasi attività». Nel frattempo «sono stati chiamati reparti esterni, da altre regioni, su un territorio a loro sconosciuto e con documentati costi quadruplicati». Per i militari vale infatti la regola che se chiamati a svolgere un’attività lontano dalla città a cui sono assegnati, hanno delle indennità di servizio maggiori. E, secondo i calcoli dell’associazione, in questo caso si tratta di 1200 euro contro i normali 350: «Lasciare le Voloire a Milano – precisano – vorrebbe dire risparmiare circa 3 milioni all’anno».

Poi c’è l’affare milionario in cui è coinvolta la sede di Vercelli, in cui hanno avuto un ruolo l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa e dell’ex sottosegretario Guido Crosetto. Oltre che del capo di Stato Maggiore della Difesa Claudio Graziano. Proprio la nomina di quest’ultimo fu sponsorizzata, non senza mal di pancia degli alti gradi dell’Esercito, dal rappresentante di Fratelli d’Italia quando era a capo del Ministero. E il generale e Crosetto furono tra i sostenitori di un mega progetto per installare impianti fotovoltaici sugli immobili militari: 64 tra caserme e terreni tra cui rientra anche Vercelli. Si tratta di un contratto che lega le mani ai militari: la caserma deve restare in uso perché resti valido e, se fosse revocata la concessione il Ministero dovrebbe pagare una penale salatissima a Difesa spa.

La società, il cui scopo è mettere a reddito immobili e marchi dell’Esercito, ha un accordo ventennale multimilionario con il Ministero. Come aveva spiegato Armando Novelli, presidente della società, solo per il fotovoltaico si tratta di «una rendita di 12 milioni all’anno per 20 anni, cioè 240 milioni per le superfici date in concessione». In caso di revoca l’indennizzo, dice il testo dell’accordo, verrebbe calcolato su quanta energia dovrebbe produrre al giorno l’impianto, moltiplicata per gli incentivi economici corrisposti a chi crea energia pulita, e poi ancora moltiplicata per i giorni di chiusura dell’impianto. Un accordo su cui ha puntato il dito Emanuela Corda, deputata del M5S: «Quale sarebbe il senso di un trasferimento a Vercelli? La sicurezza dei cittadini deve venire prima degli interessi personali, vedasi l’affare dei pannelli fotovoltaici di Difesa spa proprio nella caserma di Vercelli».

Infine ci sono le caserme milanesi e gli 88 milioni di euro di fondi Expo utilizzati per sistemarle. Tra cui la Santa Barbara di via Perruchetti (nella foto), dove sono di stanza le Voloire. Per lo Stato Maggiore il reggimento dovrebbe spostarsi per mancanza di luoghi adeguati per l’addestramento, ma a poche centinaia di metri c’è l’ex Ippodromo Trotto di San Siro che si potrebbe usare «con tempi ridotti e a costo zero» precisa l’associazione di militari. Nonché per limitare il degrado in cui la struttura sta scivolando. E per le attività acquatiche a Milano c’è l’Idroscalo e in caserma una piscina. «Purtroppo tutto questo non esiste nella sede di Vercelli» puntualizza l’associazione. Però ci sono i pannelli fotovoltaici, mentre le caserme milanesi in disuso sono al centro di alcuni grossi progetti di rilancio edilizio. Come quella in viale Suzzani su cui Comunione e liberazione ha già messo un piede, come raccontato da ilfattoquotidiano.it poco tempo fa.