Addio alle armi. In qualunque momento. Perchè anche chi indossa la divisa o la mimetica per scelta professionale deve avere il diritto ad un ripensamento: essere congedato oppure restare ma senza dover mai sparare neppure un colpo. A chiedere che gli appartenenti alle Forze armate e ai Corpi di polizia ad ordinamento militare, siano essi soldati semplici o ufficiali, abbiano la possibilità di esercitare il diritto all’obiezione di coscienza è la deputata di Sinistra italiana-Sel Donatella Duranti attraverso una apposita proposta di legge. Che giace da tempo negli uffici di Montecitorio, ma che oggi, in un quadro internazionale dominato dalla battaglia contro il terrorismo e con un possibile massiccio intervento italiano all’orizzonte, torna prepotentemente d’attualità.

TIREREMO DIRITTO La professionalizzazione delle forze armate e “il sempre più consistente impegno in attività belliche o parabelliche che non sono connesse direttamente con la difesa del territorio nazionale–spiega la parlamentare- apre forse per la prima volta in maniera evidente un problema nuovo per il nostro ordinamento, quello cioè del diritto del militare professionista di dichiarare la propria obiezione di coscienza”.

NON HO L’ETA’ Proprio così. Anche perché, spiega la Duranti, non si può ragionevolmente ipotizzare che una persona che si arruola a diciotto o a venti anni abbia per questo, già in quel momento, deciso della propria vita: “Non è possibile che a quell’età sia già concluso il suo processo formativo, che approdi cioè a scelte definitive”. Basti pensare al fatto, aggiunge ancora, che un soldato semplice può comunque decidere di dismettere la divisa anche per motivi diversi da quelli di coscienza, magari per motivi familiari o perché ha trovato un impiego migliore, mentre chi si arruola per cercare una specializzazione trova ostacoli molto più difficili da superare: un elicotterista, per esempio, deve firmare un ‘contratto’ che lo lega alle Forze armate per diversi anni.

CORPO A CORPO Ma chi dovrà  decidere sulla richiesta degli obiettori di coscienza? Una commissione ad hoc chiamata ad esaminare le domande, in carica per tre anni e composta da docenti, psicologi e rappresentanti del Cocer interforze. Contro il giudizio della commissione, recita la proposta di legge, è ammesso ricorso al giudice ordinario.”Gli appartenenti alle Forze armate e ai corpi di polizia ad ordinamento militare -stabilisce l’articolo 1- possono, in qualsiasi momento, dichiararsi obiettori di coscienza nell’esercizio del diritto alle libertà di pensiero, di coscienza e di religione riconosciute dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”. Il congedo invece “può essere sostituito, su richiesta dell’interessato e subordinatamente all’autorizzazione della Forza armata o del Corpo di polizia ad ordinamento militare di appartenenza, con l’assegnazione permanente e incondizionata ad attività non combattenti“.