Sfogliando i giornali delle ultime settimane, scorrendo le bacheche dei social, guardando la tv, risulta sempre più evidente che, come dicono i cugini francesi: “nous sommes dans la merde!”. Tra, ministri che regalano emendamenti ai fidanzati imprenditori, giovani studenti che muoiono “misteriosamente” in Egitto, figli di pericolosi boss mafiosi – condannati anch’essi per associazione mafiosa – che vanno in televisione a promuovere i propri libri, scandali mondiali su paradisi fiscali a Panama e cardinali claustrofobici che difendono il diritto di poter avere appartamenti grandi come centri commerciali, ristrutturandoli con i soldi di fondazioni benefiche, mancherebbe solo scoprire che Magalli è affiliato all’Isis e Tina Cipollati si candida a sindaco di Roma.

Accanto a questi deprimenti esempi di genere dis-umano, c’è una realtà del tutto diversa, fatta di persone che ancora conservano una dignità e una coscienza sociale e sono fiera di constatare che molte di queste persone appartengono alla mia generazione, quella dei trentenni perennemente in bilico tra speranza e delusione, tra individualismo e condivisione, ma che rimangono coraggiosamente ancorati ad un sogno, perché sono convinti che presto cambierà la loro realtà e quella degli altri.

Scorrendo la bacheca di Facebook, qualche giorno fa, mi sono imbattuta nella storia di Giovanni Masala, detto Nanni e del suo Bar Università: il titolo dell’articolo citava “Al posto delle slot, ho messo la libreria”. Estremamente incuriosita e anche molto colpita da questa storia, decido di contattare Nanni e di farmi raccontare direttamente da lui come sono andate le cose.

Nanni è un giovane uomo di 31 anni, molto disponibile e simpatico. La sua storia comincia a Sassari nel 2003, quando a soli 18 anni inizia a lavorare al Bar Università.”Inizialmente era un bar frequentato solo da persone di una certa età e quasi tutti uomini” – racconta – “pochissimi giovani: il tipico baretto di provincia, nonostante fossimo in città, esattamente davanti al palazzo centrale dell’Università. Ovviamente l’attrazione principale o meglio, la sola, erano le slot machine. Vi lascio immaginare il degrado del quale ero spesso spettatore: uomini soli e ubriachi che bruciavano i loro soldi in quelle macchinette, puzza di fumo e birra. Non mi piaceva lavorare là, era deprimente, facevo le mie otto ore e poi correvo a casa. Ma dentro di me sentivo che non potevo arrendermi all’evidenza, che dovevo lottare e andare avanti, perché in fondo, quel tzillerino (baretto malfamato) aveva delle potenzialità e cominciai a fantasticare su come sarebbe potuto cambiare. Sfogliavo riviste di settore, studiavo i vari cocktail e tutte le tendenze del momento”.

La determinazione di Nanni è tale che ogni mattina, mentre varca la soglia di quel bar, si ripete che non sarà sempre così, che prima o poi sarà lui a gestire quel posto ed è proprio il suo sogno che giorno dopo giorno, gli dà la forza per andare avanti, per non mollare. E di tenacia Nanni ne ha davvero tanta, perché resiste undici anni prima che il titolare del bar decida di affidargli la gestione. Anni durante i quali ha studiato e progettato nella sua mente il bar dei suoi sogni: “Quando arrivò il mio momento ero pronto, avevo già tutto in mente. Un bar aperto da più di mezzo secolo, doveva per forza sposare una linea vintage e così cominciai a trasformare quella desolante bettola, nel locale dei miei sogni: oggetti anni 50, vecchie macchine fotografiche e vinili, tanti vinili. I miei nonni mi hanno regalato un vecchissimo Radio Marelli che apparteneva alla mia famiglia e che considero la cosa più preziosa del locale”.

Ma la battaglia più importante, quella che Nanni vuole davvero vincere, è contro le maledette slot machines, contro il gioco d’azzardo legalizzato. Solo nel 2015 lo Stato ha incassato 9 miliardi di euro, a fronte di un volume d’affari che ammonterebbe a circa 88 miliardi. Alessandro Aronicavicedirettore dell’Area monopoli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, lancia un preoccupante allarme ovvero la reale possibilità di riciclare denaro sporco attraverso le cosiddette macchinette vlt (videolottery). Si legge sul portale vita.it “Il riciclaggio potrebbe avvenire attraverso un meccanismo molto banale ma efficace: si può infatti inserire nella macchina una somma “sporca” di 1000 euro, giocare 1 euro e bloccare la partita, ottenendo uno scontrino di 999 euro che permette di incassare in contanti nella sala stessa, ripulendo così i soldi a un tasso dell’1%. Meglio di qualsiasi scudo fiscale a Panama e dintorni”. Per non parlare del “regalino” che, nel 2015, la Corte dei Conti fece a dieci concessionarie di slot machine: a fronte di un’evasione fiscale di 90 miliardi di euro, decise di infliggere una multa di “appena” 2,5 miliardi, che in definitiva si risolsero nella vergognosa cifra di 230 milioni di euro.

“Il mondo del gioco d’azzardo è qualcosa di molto lontano dalla mia idea di locale” – continua Nanni – “Una caffetteria storica, con una clientela giovane e uno stile ricercato, non poteva mescolarsi con il degradante andirivieni dei malati di gioco. E poi avevo bisogno di spazio per i miei vinili e i miei libri!”. E così dopo sei mesi, allo scadere del contratto con il Monopolio di Stato, al posto delle due slot machines, nasce una libreria e un angolo tutto dedicato all’ascolto di 33 giri storici: Pink Floyd, Led Zeppelin e Deep Purple, per citarne alcuni. Poi, all’inizio di febbraio, l’associazione Sassari No Slot, che da anni si batte contro la piaga sociale del gioco d’azzardo nei locali pubblici, viene a conoscenza della storia di Nanni e del suo Bar Università e lo sceglie come simbolo della sua battaglia, decidendo inoltre di premiare la scelta contro corrente del suo nuovo gestore, con una targa.

Venerdì 8 aprile si è tenuto a Sassari il primo Slotmob, un flash mob contro le slot machines, organizzato dall’associazione Sassari No Slot e al quale hanno aderito anche altre associazioni cittadine. Nanni e il suo bar erano ovviamente in prima linea, perché come cita lo slogan della manifestazione “Un bar senza slot ha più spazio per le persone”.