Nel giro di pochi giorni, Ferdinando Imposimato ha tenuto due conferenze, in due diverse sezioni della Casa di reclusione di Rebibbia. Abbiamo già detto dello sportello legale gratuito con cui, con la sua squadra di avvocati e ex magistrati, incontra con una certa regolarità le esigenze dei detenuti più bisognosi. Visti i molti altri interventi in altre occasioni, si può ormai dire che il Presidente emerito della Suprema Corte di Cassazione ha donato parte della sua professionalità e competenza alla causa del carcere.

Imposimato a Reb (1)

Con “Libertà e sapere”, il progetto dell’Istituto scolastico “J. von Neumann”, in un’inedita collaborazione con l’associazione “Zètema” del Comune di Roma rappresentata dalla dott.ssa Monica de Martiis, abbiamo organizzato un approfondimento sul diritto dal titolo “Disobbedienza civile e difesa della Costituzione”. Particolarmente coinvolta l’intera struttura delle autorità carcerarie, con la Direzione, la Polizia penitenziaria e l’Area educativa che si sono messe a completa disposizione per l’occasione.

Poteva sembrare un azzardo, quello di parlare di disobbedienza in un carcere, cioè in una delle poche Istituzioni che, per forza di cose, devono mantenere un minimo di rispetto delle regole in un paese per altri versi allo sbando. Ma la vera e propria lectio magistralis di Imposimato ha dissolto ogni dubbio, grazie a un excursus storico che ha portato a citare “rivoluzionari” del calibro di Gesù, prima ancora Mosè, fino ai più recenti Ghandi e Mandela (la cui esperienza contro l’apartheid è stata seguita personalmente piuttosto da vicino dal nostro ex magistrato).

E la disobbedienza civile, cioè l’opposizione sotto varie forme (pubbliche e soprattutto non violente) a norme che si ritengono particolarmente ingiuste, diventa doverosa per tutti coloro che detengono una qualche forma di responsabilità, ognuno nei limiti delle proprie possibilità, quando si tratta di difendere i principi supremi contenuti nella Costituzione. Ecco, l’intervento di Imposimato è stato soprattutto una riconferma di valore della nostra Carta, brandita più volte in un’edizione minuscola che teneva tra le dita mentre parlava e citava a memoria i vari articoli.
Col suo eloquio, Imposimato sa essere molto accattivante, alternando le citazioni di grandi classici del passato e pilastri del diritto, da Pericle a Sofocle, a Tucidide, Platone fino a Einstein, con simpatiche battute nel suo idioma campano. Come quando, parlando di Aristotele, ha riferito la definizione “Maestro di color che sanno, l’ha detto Dante e chill non era ‘no sciemo”.
Un autentico entusiasmo, oserei dire giovanile a dispetto di un’età che comincia a farsi importante, a difesa dei diritti universali dell’uomo contenuti in vari trattati e convenzioni internazionali.

Non poteva mancare, sollecitato dalle domande del successivo, interessante dibattito instaurato con i detenuti, un cenno alla riforma della Costituzione appena approvata nelle aule parlamentari. A parte il discorso che la nostra Costituzione andrebbe prima di ogni cosa attuata, soprattutto nelle sue parti più innovative e lungimiranti, l’idea di Imposimato è che è ben possibile e anzi opportuno apporre modifiche in alcuni punti (che i costituenti di settant’anni fa non avevano potuto prendere in considerazione) ma che bisogna stare ben attenti a non stravolgerla e andare a turbare quell’equilibrio tra i poteri che in qualche modo ha retto per un così lungo periodo (considerata la storia nazionale relativamente breve e sottoposta a forti pressioni esogene e endogene). In particolare, citando anche qui il pensiero di insigni giuristi del calibro di Leopoldo Elia, Imposimato si è detto preoccupato di un rafforzamento dell’esecutivo non controbilanciato dai necessari pesi e contrappesi di altri poteri.