Chi ha visto la prima stagione di Unbreakable Kimmy Schmidt, divertentissima sitcom targata Netflix che venerdì 15 aprile torna con la seconda stagione, più che della protagonista si è innamorato follemente di Titus Andromedon, il personaggio gay e di colore interpretato dalla stella di Broadway Tituss Burgess. È un personaggio umano, troppo umano, che deve affrontare le sfide misere di una vita quotidiana che lo mette a dura prova: niente soldi, niente lavoro, niente relazioni stabili, Andromedon prova a farsi largo tra le difficoltà con entusiasmo e con un certo cinismo. È un povero diavolo che prova a sbarcare il lunario, ma è anche un irresistibile istrione che trasforma ogni momento in un grande numero di Broadway.

Burgess, a Parigi per partecipare al megaevento di Netflix, ha un approccio agli altri molto diverso dal personaggio che interpreta: è mite, sembra fragile, durante l’intervista si commuove quando parla di come è riuscito a conciliare il suo essere gay e una profondissima e convinta fede. Ha le idee chiare anche in politica, e quando parla di Donald Trump non la tocca certo piano: “E’ un uomo che non ha capito cos’è Dio, che non hai provato amore nella sua vita”.

Il personaggio di Titus Andromedon è divertentissimo ma è anche la chiave di volta per affrontare temi delicati come razza e sessualità. Quanto c’è bisogno ancora di parlarne in America?
Sfortunatamente, una parte dell’America è ancora molto antiquata. Quando si parla di razza e sessualità, in alcune zone del Paese i media veicolano all’opinione pubblica messaggi distorti su chi siamo. Il dibattito su questi temi potrebbe continuare all’infinito, ma a un certo punto dobbiamo riuscire a smettere di rispondere. Continuare vuol dire ammettere che c’è qualcosa da spiegare. Ma un etero deve spiegare perché è etero?

In realtà, l’omosessualità di Titus è secondaria, è un povero diavolo che cerca il suo posto nel mondo. È una interpretazione corretta?
Sì, alla gente che si concentra sul suo orientamento sessuale o sulle sue movenze effeminate, a chi vuole etichettarlo vorrei chiedere: “Dove vivete? Uscite per strada?”. Il modo in cui parla o la gente con cui va a letto non ha niente a che fare con la sua vera essenza. Perché Titus è ovunque e diventa particolare solo se tu non fai attenzione a quello che ti circonda. Titus è il più ordinario tra tutti i personaggi di Unbreakable Kimmy Schmidt: è povero, non ha un lavoro, fa parte di una minoranza, insegue i suoi sogni e deve affrontare mille fallimenti. È molto simile a tanti americani.

Nella vita hai dovuto lottare come Titus o non c’è niente di simile tra voi?
Abbiamo vissuto entrambi in un seminterrato, entrambi per anni non abbiamo lavorato, entrambi abbiamo ricevuto più “no” che “sì” nella vita, entrambi siamo vulnerabili. Ma in gran parte non abbiamo nulla di simile. (ride rumorosamente)

Sei gay e credente…
(sgrana gli occhi evidentemente sorpreso e interrompe la domanda) Vedo che hai fatto i compiti prima di venire! Di solito mi fanno domande noiose e senza stimoli, quindi apprezzo molto questa nostra conversazione.

Sembra che tu riesca a conciliare fede e orientamento sessuale in maniera molto efficace. Per l’Italia è una cosa abbastanza strana: praticamente abbiamo il Vaticano in casa e non esiste un vero e proprio dialogo tra Chiesa e omosessuali. Puoi darci un consiglio per mettere insieme due cose che dalle nostre parti sono spesso inconciliabili?
Innanzitutto, la “colpa” cattolica è molto diversa dalla “colpa” battista, episcopale o metodista. Ma la prima cosa da fare è proteggere la tua gioia, proteggere il tuo rapporto con Dio. Devi ascoltare la voce vivente di Dio dentro di te. Dio è una cosa e una cosa sola: amore. La colpa e il giudizio sono l’assenza di Dio. Dobbiamo avere tutti lo stesso diritto di amare e il diritto all’amore. Suggerisco a chi ha un conflitto interno di questo genere di parlare con Dio e Dio risponderà. Ma c’è bisogno di tanta forza per farcela e per trovare la pace dentro e attorno a noi. (gli occhi si fanno lucidi, si commuove e poi esce dall’imbarazzo con uno dei suoi avvolgenti sorrisi a trentadue denti)

Negli Stati Uniti c’è una campagna elettorale in corso e c’è un personaggio che ha monopolizzato l’attenzione dei media: Donald Trump. Lui si concentra molto sulle minoranze e non le tratta sicuramente bene. Tu che opinione hai di quest’uomo che rischia di diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America?Donald Trump è un uomo senza Dio, non ha idea di cosa sia Dio, non è umano, non ha mai provato l’amore nella sua vita. È evidente. Ha avuto mogli e figli, ma fondamentalmente non ha capito questa parte fondamentale della razza umana. L’oscurità è dentro di lui e circonda la sua campagna, e lui nutre le paure della gente.

Da Barak Obama a Donald Trump: può davvero succedere?
La luce alla fine squarcia le tenebre. E ormai c’è troppa luce in America perché si possa tornare in un’epoca oscura.

Quindi, per essere chiari: Hillary Clinton o Bernie Sanders?
Personalmente preferirei Bernie, ma bisogna essere realisti, e il prossimo presidente democratico dovrà avere a che fare con un Congresso a maggioranza repubblicana: Hillary Clinton ha l’esperienza e la capacità di negoziazione che servono per affrontare una sfida del genere.