I giovani cercano online troppo sesso anale. Il serio avvertimento a cui va posto rimedio arriva in via ufficiale dal governo britannico. A (ri)scoprire la preoccupazione di una della bestie nere in materia di sessualità dei cittadini britannica è stato il sito web dell’Independent che ha scovato una circolare del dipartimento di Cultura, Media e Sport del governo intitolata Sicurezza dell’infanzia online: verifica dell’età nel consumo di pornografia, sostanzialmente uno dei primi passi per limitare ulteriormente l’accesso alla pornografia on-line nel Regno Unito. Il documento inizia con un’introduzione in cui si specificano le linee di massima dell’operato governativo sull’arrembante pornografia free online: “Il governo ha la responsabilità di proteggere i cittadini da ciò che può arrecargli danno, in particolare le persone più giovani e quindi più vulnerabili. Con la nostra quotidianità sempre “connessa” il modo in cui viviamo la nostra vita e i nostri ruoli di responsabilità come genitori, insegnanti ed individui è sostanzialmente cambiato”. Successivamente viene esposto il principale obiettivo dell’iniziativa di riflessione dell’esecutivo: “Dobbiamo proteggere i bambini da immagini angoscianti o non realistici del sesso. Chiaramente queste immagini rischiano di danneggiare la loro capacità di sviluppare relazioni personali sane basate sul rispetto e sul consenso dell’altro”.

Così tra considerazioni sull’ “impatto del porno sullo sviluppo del cervello dei ragazzi” e la citazione di una ricerca statunitense che correla l’aumento della violenza contro le donne con l’aumento della visione di filmati pornografici, nel documento si cita l’aspetto più sensibile e peculiare che ricade sul mondo adolescenziale britannico con la proliferazione di porno free online: l’aumento delle pratiche di sesso anale. Secondo una ricerca del British Medical Journal del 2014, citata tra le fonti, sui ragazzi tra i 14 e i 18 anni, infatti, c’è stato un aumento della pratica del sesso anale in giovane età. Gioco facile per la commissione governativa parlare di “sesso indesiderato per i più giovani impegnati in un rapporto anale come mai prima d’ora, nonostante la ricerche e i sondaggi sul tema suggeriscano che spesso questa pratica non è vista come una piacevole attività per le giovani donne“. “Nella loro vita i giovani si aspettano esperienze sessuali a specchio rispetto a ciò che vedono nella pornografia, che spesso presenta ambigue raffigurazioni di consenso, stereotipi femminili sottomessi e scenari irrealistici”, continua il documento.

La visione negativa del sesso anale da parte del governo inglese richiama, come ricorda l’Independent, l’infausto episodio del 1986 che vide protagonista l’allora premier Margareth Thatcher. Di fronte al proliferare dell’AIDS nei primi anni ottanta anche molti esponenti politici conservatori britannici scelsero di intraprendere azioni urgenti in materia di prevenzione e di controllo della diffusione del virus. Un documento desecretato recentemente dal National Archives di Kew mostra che il segretario della Sanità dell’epoca, Norman Fowler, propose nel febbraio 1986 di pubblicare inserzioni a tutta pagina sui giornali nazionali per spiegare, sotto il titolo “sesso a rischio” che i rapporti anali non protetti erano uno dei più alti veicoli per la trasmissione dell’HIV. Ma fu il primo ministro ad opporsi e annacquare la campagna pubblicitaria cercando di togliere il riferimento al “sesso anale” sostenendo che “l’ansia da parte di genitori e adolescenti che non potrebbero mai essere in pericolo di contrarre l’Aids supera il bene che un tale annuncio può fare”. E ancora: “Per un giovane leggere di pratiche di cui non era a conoscenza può solo fargli del male”. In Gran Bretagna la pratica del sesso anale venne punita con la morte fino al 1868, e fino al 1967 rimase in vigore il reato di “sodomia”.