MISTRESS AMERICA di Noah Baumbach (Usa, 2015) Con Greta Gerwig, Lola Kirke, Matthew Shear. Durata: 84’ Voto 4/5

Noah Baumbach e Greta Gerwig non sbagliano un colpo. Dopo Frances Ha e Giovani si diventa, Mistress America è un altro manifesto generazionale di almeno un paio di decadi statunitensi (i ventenni e i trentenni) che si confrontano e scontrano nel crescere. New York e dintorni ai giorni nostri. Tracy, la ragazza del college, diventa amica e “sorellastra” di Brooke, perché sua mamma si sta per sposare con il papà dell’altra. Meglio conoscersi prima delle nozze. Desideri, obiettivi, identità e ruoli nel mondo, scorrono tra velleità da romanziera e da piccola imprenditrice, parole, gesti, e visi delle due donne, come un umoristico caravanserraglio musicato con le note degli Ace of Base e Chopin. Baumbach offre un campionario da cineasta totale: esterni metropolitani in campi lunghi, piani americani con protagoniste di spalle. Cinema che respira, pulsa e illustra in poche pennellate la “malattia” bipolare delle nuove generazioni: entusiasmo totale per ogni cosa che coinvolga, down profondo e catatonico davanti a pc o tv. Divertente scandaglio antropologico e psicologico che rimane nel cuore, senza sedute dall’analista ma dal mago miope, e con una felicità contagiosa “per partecipare a qualcosa di semplicemente bello” per vivere. Quando sbuca il poster di Le Amiche di Antonioni ci si alza per l’applauso prima della fine. Grazie Noah. Grazie Greta. (DT)