Non ci sarà nessuno sconto di pena per Fabio Savi, uno dei leader della banda della Uno Bianca. Condannato all’ergastolo, Savi si è visto respingere dalla Corte di Cassazione il ricorso con cui i suoi difensori chiedevano la commutazione del carcere a vita in 30 anni di reclusione. La stessa richiesta era già stata respinta nel dicembre 2014 dalla corte d’assise di Bologna, ma questa volta i suoi avvocati avevano chiesto, in sostanza, il riconoscimento del diritto di usufruire a posteriori del rito abbreviato, rifacendosi a una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Detenuto nel supercarcere di Spoleto dal 1994, Savi, 56 anni, è stato condannato per omicidio e altri reati: il cosiddetto “Lungo” della banda della Uno Bianca (e l’unico non poliziotto) era tra i capi della banda che uccise 24 persone e ne ferì oltre cento tra Bologna, la Romagna e le Marche tra gli anni ’80 e ’90.

“Siamo molto contenti, la giustizia questa volta ha lavorato bene. Avevamo il timore che gli concedessero qualcosa”, ha commentato Rosanna Zecchi, presidente dell’Associazione familiari delle vittime della banda della Uno Bianca. Ai killer, secondo Zecchi, “non deve essere concesso nulla, sono stati degli assassini, cattivi. Non sono esseri umani, non possono vivere civilmente e stanno bene in carcere”.