Due anni fa lo aveva attaccato frontalmente sulla pubblica piazza, adesso invece lo elogia apertamente beneficiandolo addirittura di un incarico pubblico. È una clamorosa marcia indietro quella operata dal governatore Rosario Crocetta nei confronti di Giovanni Fiandaca: il presidente della Sicilia ha infatti nominato il giurista palermitano garante dei detenuti della Regione. Un incarico prestigioso, che Fiandaca svolgerà a titolo gratuito, e che Crocetta ha deciso di assegnare al giurista perché “ha condotto una battaglia democratica per la tutela di ogni cittadino”. Il governatore, però, va oltre: e accantonando ogni tenore istituzionale spiega di essere “felice”, perché Fiandaca “consapevole del grande carico di lavoro che lo attende, ha accettato: grazie Giovanni”.

La nota diffusa da Crocetta per comunicare l’ultima nomina del suo governo, insomma, ha toni assolutamente entusiastici, che fanno a pugni con le dichiarazioni al vetriolo rilasciate dallo stesso presidente nella primavera del 2014. Fiandaca aveva appena pubblicato il suo saggio, La mafia non ha vinto (scritto insieme allo storico Salvatore Lupo), in cui contestava aspramente l’inchiesta della procura di Palermo sulla Trattativa Stato – mafia e il Pd siciliano, tormentato come sempre da violenti guerre intestine, aveva quindi ben pensato di candidarlo alle elezioni europee. Una scelta contestatissima da parte dello stesso Crocetta, che durante la campagna elettorale aveva riservato parole imbevute nel cianuro per il professore palermitano. “Questo partito è arrivato a candidare Fiandaca che è il negazionista della Trattativa Stato-mafia e che vuole l’abolizione del 416 bis: questo partito non può candidare nelle proprie liste chi vuole offuscare la battaglia e il successo di Pio La Torre”, era stato l’attacco del governatore durante un comizio nella sua Gela.

Immediata, all’epoca, la replica di Fiandaca. “Non può essere – aveva detto il giurista – l’antimafia di Crocetta, Lumia e Cardinale quella coerente con l’attuale visione politica del Pd: ne traggo conferma dalla presa di posizione dei vertici nazionali del Pd, che hanno confermato il sostegno alla mia candidatura”. Così però non era stato: perché nonostante il sostegno dei vertici del partito, Fiandaca aveva mancato la conquista di un seggio a Bruxelles. E ora, dopo due anni di sostanziale silenzio pubblico, ha deciso di accettare l’offerta dello stesso governatore con cui aveva furiosamente battagliato in campagna elettorale.

Ma non solo. Perché all’ombra di Palazzo d’Orleans, Fiandaca ritroverà anche un altro acerrimo nemico: e cioè Antonio Ingroia, l’ex coordinatore dell’inchiesta sulla Trattativa, che lasciata la magistratura è stato a sua volta nominato da Crocetta al vertice di Sicilia e-Servizi, la società che gestisce il sistema informatico della Regione. Dopo l’uscita del suo saggio – in cui in pratica veniva giustificata l’esistenza di una Trattativa tra pezzi delle istituzioni e Cosa nostra – Fiandaca aveva polemizzato più volte con Ingroia, ispiratore dell’inchiesta della procura di Palermo, che ai tempi dell’Università era stato tra l’altro suo studente. “Ingroia dice che io faccio raffinata disinformazione? Se lo ripete lo prendo a calci nel sedere, con affetto parlando”, aveva promesso il professore. Che adesso, deposta l’ascia di guerra, ha accettato un incarico da parte del tanto odiato Crocetta, capace di tenere insieme nel suo governo non solo ex fan di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, ma anche il magistrato che aveva coordinato l’inchiesta sulla Trattativa e il giurista che con il suo libro aveva invece cercato di fare a pezzi la stessa indagine. Come dire che in Sicilia nulla si crea e nulla si distrugge: tutto è in costante trasformazione, per poi essere tranquillamente addizionato nei pressi di un qualche ufficio pubblico.