Casaleggio e la sua scarsa trasparenza? Cazzullo è scandalizzato, ma io mi scandalizzo di più per altre mancate trasparenze. Ad esempio mi piacerebbe sapere da chi prende soldi il Pd di Renzi o chi c’è dietro Davide Serra e Marco Carrai o quanto denaro ha preso da Buzzi il Pd. Vorrei che i giornalisti, quando parlano di scarsa trasparenza, applicassero lo stesso metodo al Pd“. Così a Otto e mezzo (La7) il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, replica ad Aldo Cazzullo, firma de Il Corriere della Sera, sulla figura di Gianroberto Casaleggio, il fondatore del M5S deceduto ieri. “Non sono d’accordo con Cazzullo quando dice che il M5S è una dépendance della Casaleggio Associati” – osserva Scanzi – “Casaleggio spiava le mail dei parlamentari? Questo lo dice Cazzullo, i parlamentari del M5S dicono di no“. La firma de il Fatto poi rievoca Casaleggio: “Dal vivo l’ho visto solo una volta 5 anni fa nel suo ufficio di Milano, mi chiese di scrivere un libro sul mondo del web. Dissi di no, perché non mi piace che i giornalisti scrivano libri coi politici. Da allora ci siamo solo sentiti e alcune volte anche scontrati, lui non aveva un carattere facile. Ma credo che Casaleggio abbia capito, più di altri e meglio di altri, quanto potesse essere importante il mondo della rete e che la politica dovesse imparare a utilizzare il web”. Scanzi ricorda poi le parole di Grillo e Casaleggio sul loro farsi da parte in politica: “Ecco, siamo giunti più o meno a questo periodo. La scomparsa di Casaleggio, peraltro, non è stata improvvisa. Casaleggio conviveva da anni con questa malattia e negli ultimi mesi ha preso anche delle decisioni che lasciavano presagire quello che è successo. Ha fatto in modo che il figlio Davide avesse un ruolo importante dentro la Casaleggio Associati e ha creato il Direttorio. Grillo” – continua – “ha fatto una mossa di lato, ma secondo me nei prossimi mesi torneremo a vederlo in teatro, anche come forma di tributo nei confronti dell’amico. Dovrà elaborare un lutto, Grillo oggi ha perso un amico“. E sottolinea: “Ho sempre visto Casaleggio non tanto come leader, quanto come ideologo e garante delle regole. Non so se questi ruoli possano essere interpretati oggi da qualche parlamentare. Di sicuro il ruolo di Di Maio e di Di Battista diventerà più forte, ma il paradosso” – prosegue – “è che entrambi dovrebbero al massimo abbandonare la politica nel 2023, cioè alla fine di un eventuale secondo mandato e di una eventuale seconda legislatura, perché dopo due mandati i parlamentari dei 5 Stelle si devono fermare. Secondo me, il M5S dovrebbe ricominciare a pensare anche a queste regole interne