Chiamatelo Stadio Grande Torino. L’Olimpico cambia ufficialmente nome e verrà dedicato alla squadra di Valentino Mazzola che scomparve nella tragedia di Superga del 4 maggio 1949. La Commissione Toponomastica del consiglio comunale del capoluogo piemontese ha approvato all’unanimità la delibera per la nuova denominazione, nello stesso provvedimento che prevede l’intitolazione della parte iniziale di via Filadelfia a Orfeo Pianelli, il presidente che avrebbe riportato lo scudetto al Torino nel 1976, per la prima ed unica volta dopo la morte di quella formazione leggendaria. Così l’anima granata della città rivive nelle sue vie e nei suoi monumenti.

“È un’iniziativa bellissima: adesso rimarrà impressa nella toponomastica della nostra città una traccia indelebile di quella squadra, che è già parte della memoria collettiva di tutti i torinesi”, commenta a ilfattoquotidiano.it Daniela Tomà, figlia di Sauro Tomà, unico superstite ancora in vita del Grande Torino. Quel maledetto giorno del ’49 lui non era sull’aereo Fiat G.212 che si schiantò sulla basilica sulla collina torinese. Fermato da un infortunio al menisco che avrebbe posto fine prematuramente alla sua carriera, ma che gli salvò la vita. I due terzini della squadra, Maroso e Tomà, avevano entrambi problemi fisici: il medico diede il via libera al primo e lasciò a casa il secondo, insieme al portiere di riserva Renato Gandolfi, che cedette occasionalmente il posto al terzo portiere Ballarin. “Scampato alla morte per volere del destino, mio padre all’inizio ha vissuto quasi tra i sensi di colpa, con la sindrome del sopravvissuto”, racconta la figlia. Poi si è trasformato in una specie di monumento vivente di quella squadra, a cui forse non sono stati tributati gli onori dovuti.

La stadio Filadelfia, casa del Grande Torino, è stato chiuso nel 1963 e demolito nel 1998. Ci sono voluti più di 60 anni perché qualcuno si decidesse a intitolare l’altro stadio cittadino (l’unico rimasto, dopo che il Delle Alpi è stato acquistato dalla Juventus e trasformato nello Juventus Stadium) alla formazione che ha fatto la storia del calcio italiano. Non è stata un’idea della politica: l’iniziativa viene dai tifosi granata, che hanno lanciato una petizione online e raccolto migliaia di firme, mentre il presidente della società Urbano Cairo scriveva a Fassino per sollecitare il provvedimento. Alla fine il Consiglio ha accolto la richiesta e votato la delibera: adesso manca solo l’ok della prefettura e la ratifica della giunta comunale, perché tutto diventi ufficiale. Ma non ci vorrà molto. E anche il Filadelfia verrà ricostruito: il sindaco ha annunciato l’inaugurazione del nuovo impianto per il 17 ottobre 2016. “Meglio tardi che mai”, sospira Daniela Tomà. Purtroppo suo papà non potrà partecipare alla cerimonia di cambio della denominazione, che potrebbe svolgersi già prima della fine del campionato, magari per la partita contro il Sassuolo del 24 aprile. “Ha 90 anni ed è affetto da una forte demenza senile: non è in grado di partecipare a eventi pubblici e non ricorda più molto bene gli eventi del passato. Pochi aneddoti, qualche nome è tutto ciò che gli è rimasto di quegli anni. Oggi sono i nipoti che devono raccontargli la storia del Grande Torino”.

Le parti si sono ribaltate, segno del tempo che passa. Renato Gandolfi, l’altro superstite, è scomparso nel 2011 all’età di 83 anni. Sauro Tomà è l’ultimo pezzettino vivente del Toro degli Anni Quaranta. “Sono felice di sapere che l’Olimpico porterà il nome del Grande Torino. Un giorno anche mio padre non ci sarà più ed è giusto tenere accesa la memoria di quella che è stata molto di più di una semplice squadra di calcio”. Oltre che nei ricordi, anche nei luoghi storici della città, con lo Stadio Grande Torino da una parte e il nuovo Filadelfia poco più in là.

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