Il premier Renzi auspica che tutti “gli affari di famiglia e pettegolezzi” non debbano più essere letti sui giornali. “Certamente ha ragione”, risponde Piercamillo Davigo, nuovo presidente dell’Associaizone nazionale magistrati ospite di Otto e Mezzo su La7. Che sulla rilevanza delle intercettazioni in sede processuale precisa: “C’è sempre il rischio di violare i diritti di difesa, perché una intercettazione che al pm può sembrare irrilevante potrebbe essere ritenuta decisiva come prova di innocenza da parte del difensore, che deve avere il diritto di vederla”. Poi, rispondendo a Paolo Mieli, Davigo ragiona della pubblicazione delle intercettazioni sulla stampa: “Il giornalista che legge sapendo che non è rilevante non può pubblicarla già oggi, perché c’è il reato di diffamazione. Quindi lo fa a suo rischio e pericolo. Perché lo fa? Le do una risposta dura: perché le pene per la diffamazione non sono sufficientemente dissuasive”