Polemica fibrillante durante Piazzapulita (La7) tra il direttore de l’Unità, Erasmo D’Angelis, da un lato e Marco Lillo, vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, e il vicedirettore dell’Espresso, Marco Damilano, dall’altro. Tema della discussione è il caso Guidi e le intercettazioni relative alla vicenda, sulla quale D’Angelis osserva: “Le vedete voi del Fatto queste cordate nel governo, perché ascoltate le ‘chiacchierate’ tra l’ex ministro e il suo fidanzato. Avete costruito una storia e un’impalcatura sul nulla e su tante bufale. Un ministro come Delrio ha presentato un esposto ed è mal digerito dalle lobby e dalle cricche“. Lillo ricorda l’esistenza di foto imbarazzanti che immortalano Delrio con compagnie poco raccomandabili a Cutro e riassume la vicenda Guidi. “Tu fai le tue istruttorie, il tuo processo, le tue sentenze“- replica D’Angelis – “Individui un colpevole e fai un processo sul tuo giornale“. “Io faccio il giornalista e anche tu dovresti farlo, questo è il dramma” – ribatte Lillo – “Se tu sei un giornalista, dovresti raccontare i fatti”. “Un conto sono i fatti, un altro conto è Il Fatto Quotidiano“, commenta D’Angelis. Lo scontro poi coinvolge lo stesso direttore dell’Unità e Damilano, che accusa di propagandismo le affermazioni di D’Angelis e osserva: “Renzi non ha creato nessuna classe dirigente, come aveva promesso alla vittoria delle primarie del Pd. Tu, ad esempio, sei stato presidente di una commissione regionale della Toscana e da lì sei stato nominato da Renzi presidente della società Publiacqua. Sei sicuramente una persona perbene, ma eri prima un controllore, cioè un politico che controllava, e poi sei stato nominato dalla politica ‘controllato'”. E aggiunge: “Poi sei diventato sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e nel tuo consiglio di amministrazione era stata nominata una giovane che si chiamava Maria Elena Boschi, che poi è finita a fare il ministro. Così si crea una nuova classe dirigente? Fai il controllore, poi il controllato, poi ancora il sottosegretario e infine torni a fare il giornalista? E’ qui che si annida il conflitto di interessi“. La polemica, alle battute finali, riguarda ancora D’Angelis e Lillo, che ricorda la recente inchiesta de Il Fatto Quotidiano su tutti gli affari di Marco Carrai e sul suo socio Fabrizio Landi, finanziatore della Leopolda e componente del cda di Finmeccanica. E osserva: “Renzi va in tv ad annunciare di avere al suo fianco Carrai a gestire una torta da 300 milioni di euro come la cybersecurity e nessuno gli chiede: ‘Ma non ti vergogni?’. Non ne parla nessuno”. “Dici delle cose incredibili” – sbotta D’Angelis – “Voi del Fatto ci avete abituato ai titoli, ai titoloni, ai fotomontaggi, sotto i quali non c’era nessuna notizia“. “Veramente tu il conflitto d’interessi ce l’hai in casa” – replica Lillo – “il tuo editore si chiama Pessina ed è un costruttore, che prende anche appalti in Iran. Il tuo non è più il giornale di Gramsci, ma quello di un costruttore che ha un conflitto d’interesse enorme