E poi si dice che le correnti non esistono. E  che gli incarichi vengono dati esclusivamente sulla base del merito professionale.  La bomba al Consiglio superiore della magistratura è esplosa nel tardo pomeriggio di mercoledì scorso. Ed è probabile che qualche strascico possa esserci anche nel corso del prossimo plenum, oltre che, appare scontato, con un ricorso, l’ennesimo, di fronte al tar. Sette giorni fa il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio,  membro di diritto del Csm, ha battuto un colpo da maestro, tirando fuori il caso. L’ultimo di una serie che pare la conferma che il correntismo, indicato da molti tra i mali peggiori della magistratura, sia più vivo che mai. In soli 3 minuti e 8 secondi – registra Radio Radicale – ha chiesto, col garbo che appartiene al suo tratto umano, ma anche con grande fermezza, una “reale valutazione dei concorrenti” alla poltrona di presidente del Tribunale di Brescia.

Cosa era successo? Che uno dei canditati all’incarico, attualmente presidente di sezione della corte di Appello, sempre a Brescia e cioè Enrico Fischetti ha preso carta e penna e ha scritto direttamente al Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli di cui fanno parte oltre a Canzio, Pasquale Ciccolo e, naturalmente il vicepresidente Giovanni Legnini che fa le veci del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Fischetti si è lamentato di essere stato ingiustamente escluso dalla selezione svolta preliminarmente in commissione. In base a “logiche di appartenenza e di eventuali altre logiche improprie” e dunque  estranee al buon andamento della giustizia. Logiche che traspaiono da una mail significativa, richiamata nella missiva del magistrato e allegata, per maggiore chiarezza, al fascicolo rimesso all’esame del massimo vertice del Csm. Un fascicolo che offre uno spaccato significativo delle dinamiche sulle nomine di cui per la prima volta, ed è qui la novità assoluta, si ha testimonianza scritta.

Dopo un dibattito molto animato la pratica è stata rinviata di una settimana. Con buona pace di chi, provando a limitare danni e imbarazzo ha rivendicato la legittimità della scelta stigmatizzando l’irritualità dell’iniziativa di Fischetti. Accusato indirettamente addirittura di voler mettere in discussione l’autonomia degli stessi consiglieri del Csm. Ma cosa ha scritto di tanto eclatante il magistrato nella sua missiva? Ilfattoquotidiao.it ha potuto consultare il documento dove Fischetti sostiene di aver svolto nel corso della sua quarantennale carriera, per ben 25 anni funzioni semidirettive. A fronte degli appena quattro del diretto concorrente, Vittorio Masia indicato poi dalla V commissione  come candidato da proporre al plenum. E questo dato è bastato a spingere Canzio a dire: “La motivazione adottata è apparente e quindi inesistente: non vi è stata alcuna comparazione tra i candidati perché sono stati pretermessi tutti i dati relativi alla storia professionale di questo magistrato”.

Ma c’è di più, perché poi ha fatto riferimento all’ulteriore materiale contenuto nella missiva.  Dove Fischetti appunto non si è limitato a indicare il perché, a suo avviso, avrebbe dovuto meritare quel posto. Ma ha anche fatto riferimento ad una mail che sta facendo molto discutere.  Di che si tratta? “La mia comprensibile amarezza non avrebbe comportato la redazione della presente istanza alla quale invece mi vedo costretto a seguito della lettera aperta redatta da due consiglieri del Csm a tutti i simpatizzanti appartenenti al gruppo di Area di Milano e Brescia che mi è stata consegnata da numerosissimi colleghi”, ha scritto Fischetti che, per la cronaca invece è di Unicost come pure Masia. Una lettera che Fischetti definisce “sorprendente per la sua effettiva enunciazione scritta, non certo per le notizie che circolavano negli ambienti giudiziari da almeno tre mesi”. E dalla quale, a detta del magistrato si evince, tra le altre cose come “era già stabilito, al di fuori dei canali normali e istituzionali che Masia sarebbe stato nominato”. Nonostante Fischetti, sempre per ammissione degli stessi consiglieri del Csm in quota Area che lo scrivono ai loro colleghi di gruppo per placarne gli animi, fosse il candidato più titolato e meritevole. A prescindere dalle appartenenze correntizie.

Ma purtroppo la sua nomina sarebbe comunque risultata perdente se la si fosse proposta al plenum. E qui Fischetti cita ancora la mail incriminata che fa riferimento al fatto che i giochi erano già chiusi.  “Da tempo  – si legge infatti nella mail dei consiglieri Csm di Area- era sicuro il convergere sul suo nominativo (di Masia, ndr) di tutti i laici di destra, di gran parte dei laici di sinistra, di Magistratura indipendente e naturalmente di Unicost”. E infine un’ultima frase anch’essa significativa sempre messa nero su bianco dai consiglieri Csm di Area che si rivolgono ai colleghi del nord, evidentemente imbufaliti per le scelte maturate a Roma. “Sembra che il prezzo di una scelta che è evidentemente di Unicost lo debba pagare Area”, si giustificano: “Noi ci assumiamo la responsabilità di aver graduato la nostra testimonianza rispetto ad una nomina che non condividiamo con l’astensione. Ma che dire a chi (Unicost, ndr) quella nomina l’ha pensata, costruita, gestita, alimentata fino alla fine?”. E già. Che dire?