E’ battaglia sulla corrispondenza in Emilia Romagna. Soprattutto dopo che Poste italiane ha deciso di recapitarla a giorni alterni in molte città, esclusa Bologna. I primi e più evidenti disagi si registrano a Parma e Piacenza, dove nei magazzini risultano stoccati quintali di lettere non consegnate. All’attacco il centrodestra, con il consigliere regionale Tommaso Foti di Fratelli d’Italia che ha denunciato come la situazione sarebbe “imputabile alla riorganizzazione per zone di recapito voluta dall’azienda e sperimentata da qualche mese nelle principali città”. Per questo ha presentato un’interrogazione in cui chiede alla giunta di attivarsi per un “immediato confronto con Poste Italiane, tenendo conto che la detta situazione appare gravemente penalizzante sia per i dipendenti, sia per coloro che utilizzano il servizio postale”.

A muoversi a livello nazionale anche l’onorevole Massimo Palmizio, coordinatore regionale di Forza Italia, su richiesta dei responsabili provinciali di Piacenza, Jonathan Papamarenghi, e di Parma, Fabio Callori, che ha presentato anche lui un’interrogazione a risposta scritta al ministro dello Sviluppo economico e a quello delle Autonomie e degli Affari regionali. La sperimentazione della consegna della corrispondenza a giorni alterni con 32 zone di recapito, esclusa Bologna, ha fatto sì che a Parma e Piacenza si accumulassero 50 quintali di corrispondenza in giacenza tra lettere e giornali in abbonamento da consegnare, che hanno la precedenza come il resto della posta veloce.

Già lo scorso anno del resto Cgil e Uil (la Cisl si sfilò, non aderendo) hanno scioperato contro i nuovi piani del gruppo guidato da Francesco Caio, lamentando molte mancanze: carenza di organico che impedisce la copertura delle postazioni di sportello, con gravi ricadute sui lavoratori e sulla clientela, ricorso a distacchi per coprire carenze strutturali e ritardi nei pagamenti delle missioni e rimborsi spese, mancato riconoscimento delle indennità previste, mancata possibilità di applicare tutte le procedure del Manuale della sicurezza e pressioni commerciali che non rispettano il protocollo nazionale sottoscritto tra azienda e organizzazioni sindacali, solo per citarne alcune.