C’è un grosso guaio in arrivo per Massimo Ferrero. Si chiama Samuel Eto’o e sembra essere un problema di non poco conto per il presidente della Sampdoria. L’attaccante camerunense, a Genova negli ultimi cinque mesi della scorsa stagione, ha deciso di far causa al club per “inadempienze contrattuali”. È una storia contorta quella che vede protagonisti l’ex punta dell’Inter, il vulcanico proprietario del Doriagià finito nei guai per vicende extra-calcistiche – e un semisconosciuto giocatore, connazionale di Eto’o e cresciuto nella sua accademia, Fabrice Olinga.

Il finale di questa vicenda sarà la causa, con ogni probabilità davanti alla Fifa, annunciata oggi dal manager del camerunense, George Gardi, e dallo stesso giocatore, assisti dall’avvocato Luca Tolentino. Eto’o non ne fa una questione di soldi in senso stretto, ma di rispetto nei confronti di Olinga, verso il quale – dice il suo legale – c’è stato un “comportamento vessatorio”. Tutto inizia al momento della firma del contratto tra la Sampdoria e il campione africano. È il 27 gennaio dello scorso anno e negli accordi che legano club e giocatore fino al 2020 è compreso un film da realizzare sulla sua carriera e l’acquisto da parte del club blucerchiato di un giocatore proveniente dall’academy di Eto’o. Il prescelto è Fabrice Olinga, in quel momento impegnato a Cipro con l’Apollon Limassol. “Dopo la chiusura della trattativa con i ciprioti, la Sampdoria comunica che non ha i fondi per l’acquisto e chiede aiuto a Samuel, che rinuncia a una parte del suo stipendio per far arrivare il giocatore”, spiega Gardi. La Samp non ha però spazio per tesserare un extracomunitario e Olinga viene girato in prestito a una squadra rumena, dove per altri problemi il calciatore non può essere schierato. “Ferrero – continua Gardi – firma alcuni documenti nei quali si impegna a restituire i soldi dello stipendio di Olinga, che continua a essere pagato dall’Apollon”.

Nel frattempo, a giugno, Eto’o lascia Genova. Ha delle mensilità arretrate, ma decide di rinunciarci per favorire l’ingaggio di Olinga, che però non viene convocato per il ritiro. “Solo su nostre pressioni, arriva a Pinzolo, dove la Sampdoria si allena, ma per dieci giorni svolge lavoro individuale, fuori dal gruppo”. E qui, stando al racconto di Gardi, viene la parte umanamente più deprecabile della vicenda: “Quando la squadra parte per il preliminare di Europa League, Olinga viene lasciato da solo in Trentino, letteralmente abbandonato. Abbiamo mandato un tassista a prenderlo e lo abbiamo accompagnato a Milano, da dove ha fatto rientro in Belgio”. Ma la Sampdoria lo rassicura: il manager di Eto’o cita il contenuto di una mail, inviata l’11 agosto dall’avvocato della società doriana, Antonio Romei, nella quale il club ribadisce la volontà di trovare una soluzione e non venire meno agli impegni. Contestualmente però chiede all’Apollon di rinegoziare il prezzo per l’acquisto di Olinga, ma i ciprioti declinano l’offerta e presentano un esposto alla Fifa. All’ultimo giorno di mercato, la Samp invece di tesserare il giocatore lo gira al Mouscron, squadra di Serie A belga.

“Questa storia sarebbe dovuta venire alla luce mesi fa, ma Ferrero ha chiesto tempo. Glielo abbiamo dato, ma ora basta. Abbiamo avuto solo appuntamenti a vuoto e promesse non mantenute”, conclude Gardi. Ecco quindi che l’avvocato di Eto’o e Olinga, Luca Tolentino, annuncia il ricorso “alla giustizia sportiva e, se necessario a quella ordinaria”. È probabile che la strada sia la stessa dell’Apollon, cioè un esposto alla Fifa, ma non è da escludere, in un secondo momento, una denuncia in sede ordinaria. La questione verte attorno agli “inadempimenti contrattuali, davanti ad accordi chiusi, che hanno portato un danno rilevante” ai due giocatori. Per Olinga, il legale parla anche di “comportamento vessatorio” da parte della Sampdoria. Sintetico e chiaro il commento di Eto’o: “Ho cercato di essere gentile, ma ho anche sempre lottato perché certe situazioni non si verificassero – dice – Ho creduto a Ferrero, gli credo ancora e spero per la Sampdoria che questa situazione si risolva. E mi auguro che non accada mai più”.