Giusto un anno fa nel villaggio spagnolo di Puente viejo (Pontevecchio) le vicende de Il Segreto si srotolavano a slalom fra menzogne di ogni tipo: menzogne identitarie, con Hippolito che si fingeva Marciano (ovvero un suo inesistente cugino) perché a dirsi Hippolito temeva di non essere apprezzato da Quintina; menzogne da tresca, con Gonzalo che si diceva reduce da un ritiro spirituale, mentre in realtà se la spassava con Maria; menzogne innocentiste, con Aurora (che in realtà era Jacinta) che si mostrava sconvolta per la morte di Ana, quando invece ne sapeva parecchio.

La telenovela era seguita in prima serata da circa 4,2 milioni di spettatori, in maggioranza femmine, come d’uso, ma con una robustissima rappresentanza maschile, forse perché, un rancore oggi e una vendetta domani, assicuravano, oltre il lato sentimentale, una adeguata dose di “action avventurosa”.

Tempo un anno la menzogna (e l’action che ne deriva) sono ancora il principale motore di quanto capita agli abitanti di quella piccola e pre-franchista Gotham iberica, tant’è che da ultimo Aurora (tutt’altro che uno stinco di santa) l’arrestano, ma da innocente, intrappolata da un falso indizio (esplosivo pronto all’uso) predisposto da Francisca, la sua nonna degenere, da sempre regista di molteplici misfatti.

Insomma, un anno fa in quel villaggio non c’erano innocenti. E non ce ne sono tuttora, e chi seguiva e segue le puntate era inchiodato dalla voglia di scoprire cosa sono capaci di inventarsi gli sceneggiatori riguardo a quella fabbrica seriale di ribalderie.

Salvo che, da un anno a questa parte, qualcuno del pubblico ha cominciato a snobbare gli appuntamenti, tant’è che in questo aprile Il Segreto, quando va in prima serata, rastrella 3,7 milioni di spettatori, che sono tanti, ma decisamente meno dei 4,2 milioni dell’anno passato. Un disamoramento che riguarda tanto le donne quanto gli uomini, così i maschi in età adolescenziale come le femmine a cavallo fra i 25 e i 54 anni. Un uniforme calo delle acque dell’ascolto che coinvolge anche il Sud (dove si sa che amano le storie a tinte forti) ma anche qui con un mezzo crollo delle audience nelle isole e in Puglia.

Solo la Calabria, che del resto nell’universo dell’Auditel usa spesso fare mondo a sé, si affolla quest’anno più del precedente, arrivando al 31% di share, che è proprio il doppio della media nazionale. Quasi verrebbe da chiedere, a quella plaga allungata sulla Salerno-Reggio Calabria, cosa ci trovano di tanto specificamente coinvolgente in un villaggio esotico, colmo di trame, inganni e misteri.