C’è un filo rosso che lega gli appalti pubblici truccati in Sardegna alla politica, a più livelli. Anzi, quasi tutti: dai sindaci dei piccoli paesi ai consiglieri regionali fino a un europarlamentare di spicco di Forza Italia: l’ex sottosegretario Salvatore Cicu. Pochi giorni fa gli arresti, 16, nell’ambito della seconda tranche dell’inchiesta della Procura di Oristano. Tra loro anche il vicepresidente del Consiglio regionale – ora sospeso – Antonello Peru e un ex onorevole dell’assemblea regionale, Angelo Stochino, entrambi forzisti. A capo della cosiddetta cupola un ingegnere-faccendiere. Un ruolo di primo piano tra Roma e tutta l’Isola: ora Salvatore Pinna, noto come Tore, titolare della Essepi Engineering Srl, è di nuovo in carcere. È lui, secondo il pm Armando Mamone, il personaggio chiave capace di muovere gli sponsor in Regione, i funzionari Anas, e manovrare finanziamenti pubblici anche sui grossi lavori per la Sassari-Olbia e i porti dell’Ogliastra. Per due lotti della superstrada ci sarebbero state vere tangenti pagate dalle società vincitrici. Ma anche tramite soldi dirottati all’estero, fatture false, e pure “contributi elettorali”.

Ed è proprio sulla scia delle “elargizioni volontarie” che si arriva al ruolo di Salvatore Cicu a cui il gip Annie Cécile Pinello nell’ordinanza dedica un apposito paragrafo di circa tre pagine. A suo carico, si legge, “gravi indizi di reità”. Indizi che sono emersi dal giro di email, quando ormai l’europarlamentare era stato già sentito come persona informata dei fatti a febbraio di quest’anno. C’è la traccia dei bonifici dalla società di Pinna a Cicu a distanza di pochi giorni nel 2013. In tutto 30mila euro arrivati tramite un intermediario di fiducia, Stefano Taccori, ex sindaco di Sestu, hinterland cagliaritano, forzista, già indagato insieme a Cicu in un altro processo per riciclaggio del denaro della camorra in Sardegna. Somma che, lo stesso Cicu ha definito “inusuale” e per cui si è dichiarato “sorpreso”.

Ad ogni modo il gip ritrova “un senso logico preciso” nell’analisi della sua casella di posta, messaggi arrivati circa un anno prima dei contributi. Ad aprile del 2012 a ridosso della gara per il lotto 8 (appalto da oltre 57 milioni) Pinna – a mente della cosiddetta “Squadra” – scrive di notte a Cicu una mail sintetica: “Sono arrivate le lettere il tempo stringe”. Secondo il gip “il riferimento alla gara è chiaro” e, scrive ancora: “I termini della questione erano stati evidentemente concordati con precisione tale da potersi permettere il Pinna di mandare a Cicu un messaggio laconico e perentorio“. Insomma bisogna fare in fretta. Per cosa? Per la nomina del commissario di gara “giusto” che sarebbe, secondo la ricostruzione Maurizio Fulvio Pisu, ora ai domiciliari.

Ancora una nomina definita “anomala” nell’ordinanza: perché il professionista – a maggio 2012 – è stato spostato di tutta fretta da un altro lotto, il 7. Un “dirottamento ingiustificato” formalmente, ma che trova “una spiegazione ovvia nella sua utilità”. L’appalto sarà poi vinto da un’associazione temporanea di imprese: la società di Pinna insieme alla De Sanctis costruzioni ed Erregi, romane. Il nome, e il curriculum del professionista, ripercorre il triangolo dei livelli alti dell’inchiesta: dall’ex consigliere regionale Angelo Stochino, già imprenditore edile ogliastrino arriva a Cicu che lo rigira direttamente a Cappellacci che ha il compito di nominare, in quanto commissario straordinario della quattro corsie. D’altronde nelle intercettazioni telefoniche si parla di “aver messo Pisu in commissione”. La ricostruzione non lascia dubbi al gip che scrive che per quest’operazione l’attuale europarlamentare “è stato retribuito da Pinna con somme giustificate sotto forma di contributo elettorale alla sua campagna elettorale”. Un supporto alle elezioni politiche del 2013 quando verrà confermato alla Camera. Un anno più tardi sarà la volta di Bruxelles con il Ppe.

Aggiornamento redazione web del 7 ottobre 2016 ore 14.59

L’ex vice presidente del Consiglio regionale della Sardegna ed esponente di Fi, Antonello Peru, è stato scarcerato e non è più ai domiciliari, per lui però è stato disposto l’obbligo di dimora a Sassari. Lo scorso luglio dopo quattro mesi di detenzione anche Peru, ultimo degli arrestati nell’inchiesta della Procura di Oristano sui presunti appalti pilotati, aveva lasciato il carcere per i domiciliari. Ieri, come anticipato dai quotidiani sardi, il provvedimento di scarcerazione per l’esponente politico che si è sempre detto estraneo alle accuse. Peru rimane tuttora sospeso dall’incarico di vice presidente dell’assemblea sarda per effetto della legge Severino. Nell’ambito della maxi inchiesta sugli appalti pubblici, ribattezzata “Sindacopoli”, erano stese emesse ad aprile 17 ordinanze cautelari, di cui tre in carcere, 13 ai domiciliari ed un obbligo di dimora.