Dalla politica internazionale, alle riforme, fino all’ultima inchiesta giudiziaria. Matteo Renzi parla a tutto tondo nell’intervista rilasciata al Tg5 e promette che non ci sarà nessuna riforma delle intercettazioni per poi dirsi “commosso ed emozionato” per il percorso di riforma costituzionale che domani torna alla Camera dei Deputati per l’ultima lettura.

Nessun accenno al combinato disposto con la nuova legge elettorale e alle critiche di molti costituzionalisti sul rischio di svolta autoritaria. Al premier basta aver vinto su un terreno dove chi lo ha preceduto ha sempre perso: “Ci abbiamo messo sei letture, due anni, dopo che tutti gli altri non ci erano riusciti, credo che questa riforma sia un gigantesco passo avanti per l’Italia”.

E’ un Renzi all’insegna dell’ottimismo quello in onda sul giornale della rete Mediaset: “Dico che l’Italia va meglio di un anno fa. E che nel prossimo anno andremo ancora meglio. Non dico che in Italia tutto va bene ed è risolto ma credo che se tutti ci proviamo, anziché fare polemiche, l’Italia migliora, si rimette in moto”.

C’è tempo anche per tornare sulle polemiche con la magistratura innescate dall’ultima inchiesta giudiziaria che ha imbarazzato l’esecutivo, quella di Potenza su petrolio e affari. Nella riunione dell’ultimo Cdm il primo ministro era tornato a invocare il bavaglio per la stampa rea, a suo dire, di pubblicare “pettegolezzi” non inerenti alle indagini per poi commentare con un “brr che paura” l’elezione dell’ex pm di Mani pulite Piercamillo Davigo ai vertici dell’Associazione nazionale magistrati.

Polemiche ripetute che hanno suscitato il naturale accostamento a un illustre precedessore di Renzi a Palazzo Chigi: Silvio Berlusconi. Ma lui non ci sta e prova a smarcarsi: “A differenza del passato, quando i politici cercavano il legittimo impedimento, ora c’è un governo che dice alle toghe prego lavorate. Un magistrato deve farsi sentire attraverso le sentenze. Se c’è qualcuno che ruba voglio saperlo”. E poi la retromarcia rispetto alle indiscrezioni filtrate su una possibile stretta sulle registrazioni telefoniche utilizzate nelle indagini: “Il governo non ha intenzione di rimettere mano alla riforma delle intercettazioni. Ci sono molti magistrati che sono molto seri nell’usarle. Certo che servono per scoprire i colpevoli, ma tutti gli affari di famiglia e i pettegolezzi sarebbe meglio non vederli sui giornali. Molti magistrati non passano queste informazioni. Spero che ci sia buon senso da parte di tutti”.

Infine il caso di politica estera che più coinvolge il nostro paese a causa della crisi diplomatica con Il Cairo dopo l’infruttuoso incontro con gli investigatori egiziani sul caso Regeni e la conseguente richiamata a Roma dell’ambasciatore italiano nel paese nordafricano. “Abbiamo sempre avuto un buon rapporto con l’Egitto, però, parliamoci chiaro – ha detto -. Qui c’è un giovane italiano che è stato torturato ed ucciso. Per rispetto alla sua famiglia e al nostro paese abbiamo il diritto e il dovere di conoscere la verità. Non potremmo fermarci se non davanti alla verità, quella vera, non quella accomodata”.