Ormai dovrebbe essere più che appurato (specie per i tifosi più sfegatati): la politica spettacolo dei comunicatori star system opera alla grande nella conquista del potere; non fornisce alcuna garanzia sulla capacità di governare, una volta entrati con chiacchiere e diversivi nella stanza dei bottoni. Anzi.

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Ormai il meccanismo è stato smontato e i suoi pezzi sono sotto i nostri occhi. Vedremo se in queste condizioni riesce ancora a funzionare, mentre ci stiamo avviando alla “prova finestra” del prossimo referendum-trivelle. Comunque basato su tre criteri guida:

– Reiterazione, la vecchia regola in base alla quale se ripeti all’infinito un’affermazione, questa finirà per essere ritenuta “vera”. Il primo rifugio degli impreparati, cui la lezioncina a tiritera consente comunque di colmare di suoni latamente articolati interviste e momenti pubblici, altrimenti condannati a imbarazzanti silenzi. Ciambella di salvataggio per le ministre veline;
– Rimozione, il campo in cui opera alla grande l’astuzia pelosa e ipocrita del politicamente corretto, per cui certi argomenti sono scorretti anche se veri (garantismo e privacy usati come mannaie); rito in cui possono diventare molto utili le celebrazioni pompieristiche esterne di pronto intervento, ad opera di cardinali di curia tipo Paolo Mieli;
– Illusione, le pratiche di narcotizzazione degli aspetti giudicati sfavorevoli alla propria parte, presenti nella scena pubblica, attraverso una ricostruzione della realtà in cui le alternative ritratteggiate sono fittizie; ma che consentono di depistare indignazioni e risentimenti, confinandoli in aree dove non possano fare danni disturbando il manovratore.

Il terzo criterio è certamente il più efficace e – dunque – pericoloso. Verrebbe da definirlo il “Codice Taranto”, perché fu praticato a pieno regime nel balletto attorno allo stabilimento siderurgico della città pugliese (mentre amministratori regionali e padroni delle ferriere se la ridevano allegramente).

Ricordate? Il giochino illusionistico consistette nel presentare la faccenda come un’alternativa secca tra occupazione e salute: se fermi le lavorazioni inquinanti a livello mortale costringi l’azienda a licenziare i dipendenti, mettendo a repentaglio la vita loro e delle loro famiglie. Uno scambio inaccettabile, tradotto in gioco delle tre carte assolutamente mistificatorio. Se non altro alla luce del fatto che in Europa si fa siderurgia senza con questo diffondere leucemia, soltanto depurando emissioni.

Ma – tant’è – l’ultima carta che il governo Renzi tenta di mettere sul tavole, dopo aver esibito quella della rimozione (“il giorno del referendum andatevene in gita”. Resta da vedere se l’argomentazione-remake funzionerà bene come al cardinal Ruini o male come per Bettino Craxi) e quella della reiterazione: salviamo il capitale energetico nazionale. Tesi peregrina che fa il paro con quella per cui la Total – intenta a farsi gli affaracci suoi – sarebbe una sorta di Mano Invisibile, che porta vantaggi e giovamenti inintenzionali (quali, di grazia?) a tutto il Paese e alla Basilicata in particolare. Semmai l’unico beneficio è stato quello più generale di averci offerto l’ennesima conferma dell’inettitudine a governare del personale selezionato con i criteri del politainment e – nello specifico – di averci liberato della ministra Federica Guidi. Non meno kitsch degli slip esibiti al Quirinale della Boschi o i pantaloni a tubo di stufa del premier.

E non è detto che questa volta la parlantina sonora e inespressiva riuscirà a salvarlo, insieme alla first lady. Attendiamo il “tagliando” del 17 prossimo venturo.