In questi giorni sono apparsi diversi articoli, di autorevoli intellettuali, con interessanti riflessioni sulle attuali condizioni del Meridione.

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Sulle pagine de Il Mattino, il 4 aprile, Marco Esposito parla del federalismo “storto” all’italiana: viene preso in esame il “Fondo di solidarietà comunale 2016”, che tocca i valori minimi in comuni come Giugliano (17€ per abitante) e Torre del Greco (19€ per abitante) e massimi in città come Bologna (138€ per abitante) o Roma (133€ per abitante). Data la crescente rilevanza che avrà, nei prossimi anni, la quota di trasferimenti, e di tagli, legata ai “fabbisogni standard”, rispetto alla “spesa storica”, secondo Esposito sarebbe opportuno metter mano ai criteri di ripartizione al fine di “ridare al Fondo di solidarietà comunale la sua funzione originaria di portatore di equità”. Un altro dato presentato, numeri alla mano, è quello di Napoli, che nel riparto 2016 perde 10 miliardi, dopo averne persi 8 nel 2015.

Di assoluto interesse la discussione delle principali cause dell’attuale divario tra Nord e Sud, proposta su MicroMega da Gugliemo Forges Davanzati.

Rimando a una lettura completa dell’articolo, che discute la polarizzazione di imprese, investimenti e manodopera qualificata sul territorio; vengono sottolineate le politiche di austerità sempre crescenti sulle piccole imprese e le scelte dei governi recenti, ben radiografate, nei loro effetti, nei rapporti Svimez. Forges Davanzati rammenta che “nei periodi nei quali la crescita delle aree meridionali è stata sostenuta, lo è stata anche la crescita delle altre aree del Paese. L’evidenza empirica mostra che, prima della crisi, gli anni del cosiddetto miracolo economico italiano e, successivamente, del ciclo di lotte operaie sono stati gli anni nei quali è stata minima la divergenza regionale”.

Allarmanti anche i dati Istat, commentati sul Corriere: “Il Pil pro capite del Mezzogiorno è quasi la metà di quello del Nord. Data una media nazionale nel 2014 di 25.256,7 euro, al Sud il Pil pro capite è pari a 16.761,8 euro, mentre al Nord Ovest a 30.821,1 euro”.

Altrettanto interessante l’articolo di Emanuele Felice, apparso il 7 aprile su La Stampa, che pone in risalto l’assenza di una visione strategica del problema Mezzogiorno: “Non c’è un’idea comune di politica industriale, men che meno ambientale”. Come sulle infrastrutture di cui, sottolinea Felice, “il Sud ha disperatamente bisogno”. Viene messo in guardia chi governa il Paese dal rischio di sottovalutare la necessità di un ricambio della classe dirigente meridionale. Cito testualmente: “Se [Renzi, ndr] spera di poter governare come fece Giolitti, che riuscì a rendere l’Italia più moderna e inclusiva pur gestendo il Sud in maniera clientelare (o malavitosa, per dirla come Salvemini), si ricordi che quello era un secolo fa. Già all’epoca della Prima repubblica in diversi avevano provato a replicare strategia e metodo giolittiani, finendo per fallire su entrambi i fronti: quello della modernizzazione e alla lunga anche quello del consenso”.

Occorre trovare soluzioni, politiche di avanguardia, approcci innovativi al problema dell’energia e delle infrastrutture. Lo dicono autorevoli esperti. Non bastano grandi progetti di spesa calati dall’alto. Prima di spendere occorre maturare idee e progettualità di ampio respiro che coinvolgano tutti. Ricordo le parole profetiche di Carlo Levi: “I piani centralizzati possono portare grandi risultati pratici, ma sotto qualunque segno resterebbero due Italie ostili”.