Bobo Rondelli è un personaggio che, dentro una canzone di Piero Ciampi, ci si sarebbe trovato comodamente a suo agio. O meglio, proprio a suo agio no, perché dentro le canzoni di Piero Ciampi a proprio agio non ci si è mai trovato nessuno, di certo non i suoi personaggi, che così spesso “erano lui”. Piero Ciampi, l’unico vero bluesman italiano, per dirla proprio con Bobo Rondelli. Uno che viveva, e viveva da livornese: un po’ anarchico, un po’ anticlericale, vicino a un’idea operaia della vita, come un po’ tutti i livornesi.

Bobo Rondelli è un personaggio che dentro una canzone di Piero Ciampi ci si trova spesso. La faccia è quella giusta, la voce pure, l’anima, beh, quella giudicatela voi, se sapete farlo. Bobo Rondelli vive dentro le canzoni di Piero Ciampi. Dentro molte canzoni di Piero Ciampi. A teatro, in uno spettacolo che sta portando avanti da qualche anno, e ora anche in un doppio album, “Bobo Rondelli canta Piero Ciampi“.

“Un doppio album che è un po’ un modo per rendere omaggio al cantautore livornese – dice Bobo – ma che è anche un modo per far guadagnare qualche soldo ai suoi parenti coi diritti SIAE e per rimettere in circolo le sue canzoni a beneficio delle nuove generazioni”. Perché a lui, a Bobo Rondelli, vengono un po’ i sensi di colpa a portare in giro le canzoni di Piero Ciampi, proprio come ne verrebbero a un personaggio di una canzone di Piero Ciampi e, sempre come a un personaggio di Piero Ciampi, questi sensi di colpa gli passano subito: “Sai, a volte ci penso, ma poi mi dico che ci sono gli alimenti da passare ai figli, che c’è da arrivare onestamente alla fine del mese, e questo è un modo onesto per farlo. Anche perché probabilmente è la prima volta che le canzoni di Piero Ciampi sono andate in tour per teatri. All’epoca Piero non ce le portava, si ubriacava alla prima, scappava coi soldi che gli aveva anticipato l’impresario e “morta lì”. Lui i figli non li poteva più vedere, glieli avevano tolti: c’era questa disperazione, di fondo, il motore delle sue canzoni, i soli canoni blues in Italia.” Storie di donne che se ne vanno, nelle canzoni, storie di vite bruciate presto. Sì, “storie di gente che ti considera un matto, perché a Livorno, non ce n’è, se sei strano ti si nota, diventi subito il matto del paese,” dice, sorseggiando una spremuta d’arancia e sperando di recuperare la voce per la sera.

Bobo Rondelli canta Piero Ciampi è tutto questo: un cd in cui Bobo canta Piero, e uno in cui Piero canta Piero. Le due facce una di fianco all’altra, i due nomi uno sopra l’altro. Un booklet ricco, con testimonianze di un sacco di artisti e personaggi che a Piero Ciampi devono molto, da Mauro Ermanno Giovanardi, ex La Crus, a Francesco Bianconi, dei Baustelle, passando per Enrico De Angelis del Club Tenco. Lui, Bobo, ieri era di scena a Milano al teatro Parenti e questo gioiello di doppio cd non l’ha ancora visto, perché la vita la si può affrontare anche in maniera un po’ sghemba, come sospinti da un refolo di vento.

Il vento, ecco, tira forte mentre stiamo seduti al bar, la chitarra appoggiata dietro la sedia, perché prima di noi c’è stata una Web Radio. Il vento tira forte e lui, Bobo, non ha la voce, ancora prima di cominciare. Tanto durante gli spettacoli, grazie a Piero, Bobo parla, e parla anche parecchio. “Prendo spunto dalle canzoni, che sono poesia, certo, ma sono anche canoni blues – non si stanca di dirlo – e poi parto per la tangente. Divago, improvviso, vado a ruota libera, cercando il modo giusto per dire le cose che vanno dette, in attesa che arrivi un altro incontro”.

Gli incontri, sì. “Perché gli incontri – dice – sono quelli che fanno la differenza. Senza incontri non nascono le idee, o magari le idee nascono pure, ma non si sviluppano. Gli incontri sono la scintilla che accende la miccia, e nonostante ci siano già tante canzoni nuove, lì, scritte, ancora manca quella scintilla. Un incontro da cui partire. Per ora, quindi, c’è ancora Piero, coi sensi di colpa per quei due nomi vicini, quelle due foto vicine, ma l’onestà di sapere di cosa si canta e di saperlo far bene, in maniera sincera, con la chitarra e la tromba a fare da accompagnamento, tanto Piero cantava anche con le basi, quando aveva bisogno di tirare su soldi, figuriamoci se non avrebbe apprezzato voce, chitarra e tromba.”

La faccenda dei sensi di colpa è poco chiara, magari, ma portare avanti uno spettacolo, da anni, con canzoni scritte da uno che con quelle canzoni non è che ci abbia fatto chissà che vita un po’ mette in difficoltà Bobo, così come pensare che ora le canzoni di Ciampi, canzoni che in qualche modo lo hanno formato, prima nell’Ottavo Padiglione, il gruppo col quale ha esordito, nei primi anni Novanta, poi da solista, ora siano di nuovo disponibili solo in virtù del suo portarle in giro. Insomma, una sorta di contraddizione, qualcosa di molto ciampiano, come argomento e come sviluppo. Lui, Piero Ciampi, che viveva male ed è morto presto, e lui, Bobo, che anche grazie a queste canzoni portate in giro arriva a fine mese. Un vero casino, fortuna che  i sensi di colpa, tanto, ce li possiamo permettere anche gratis.