L’8 aprile si celebra il Romanò Dives, la Giornata Internazionale dei Rom in ricordo del primo Congresso di intellettuali rom svoltosi a Londra 45 anni fa. Nel corso dello stesso venne stabilito il termine “rom” come denominazione ufficiale, l’inno Djelem Djelem in memoria del genocidio avvenuto nei campi di sterminio nazisti e la bandiera con la ruota indiana su sfondo per metà verde, a simboleggiare la terra coperta d’erba, e per metà azzurra come il cielo.

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Anche quest’anno, in occasione della Giornata, Associazione 21 luglio presenta presso il Senato della Repubblica il Rapporto Annuale che traccia a grandi linee le condizioni delle comunità rom e sinte in Italia e le politiche attuate nel 2015 nei confronti di quante di esse vivono in una condizione di disagio abitativo. Sono numeri ed analisi che mostrano come, anche nell’anno passato, politiche discriminatorie, amnesie istituzionali e misure di segregazione abitativa abbiamo consolidato la marginalizzazione di gruppi umani esclusi da positivi processi inclusivi.

La mancanza di una raccolta di dati disaggregati non consente di andare oltre il numero dei 180.000 rom e sinti presenti sul territorio nazionale. A tale stima corrisponde però una certezza rappresentata dai circa 35.000 rom che vivono in emergenza abitativa. Si tratta dello 0,06% sulla popolazione italiana, un numero ridicolo se rapportato alla visibilità riservata dai media e dai politici, soprattutto nel periodo elettorale. Di essi 20.000 vivono nei 145 insediamenti voluti, progettati e gestiti dalle istituzioni mentre i restanti, quasi tutti di nazionalità rumena, risiedono in insediamenti informali, una ventina dei quali, in Italia, contano una presenza superiore alle 100 unità. Il 41% dei rom in emergenza abitativa vivono a Roma, la città che più delle altre ha investito, anche l’anno passato, le maggiori risorse umane ed economiche per mantenere e consolidare il cosiddetto ‘sistema campi’.

Esiste un documento che impegna l’Italia a superare tale ‘sistema’; è la Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom che da quattro anni indica la direzione da intraprendere, di fronte all’Europa, per chiudere in maniera definitiva ogni insediamento realizzato su base etnica. Dal giorno della sua adozione poco o nulla è stato fatto. Nel 2015 a Merano, a Vicenza, a Genova, a Pistoia, a Latina, a Napoli, a Giugliano e a Barletta le rispettive amministrazioni hanno indirizzato i loro sforzi nel promuovere la realizzazione di nuovi insediamenti per soli rom. In direzione opposta vanno invece le azioni degli amministratori di Alghero, Lucca, Padova, San Giuliano Terme e Torino dove, con approcci diversi e non senza difficoltà, si è cercato l’anno passato di indirizzare gli atti verso un’applicazione dei principi contenuti nella Strategia Nazionale.

Nel 2015 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato 265 episodi di discorso d’odio nei confronti dei rom e dei sinti, dei quali più della metà classificati come di grave entità. La media giornaliera che si ricava è di 0,73 episodi al giorno. E’ soprattutto nella prima parte dell’anno passato si sono registrati episodi violenti che hanno avuto come bersaglio i rom e i sinti. La seconda parte del Rapporto punta la lente sulla Capitale dove sono circa 8.000 i rom che vivono nelle baraccopoli istituzionali o in insediamenti informali.

‘L’anno 2015 – scrive Associazione 21 luglio – può essere ritenuto l’anno del ‘congelamento’, nel quale da una parte si è posto un argine alla volontà degli amministratori locali, come registrato nel 2014, di progettare e costruire nuovi insediamenti formali, dall’altro non si è proceduto, come promesso e sperato, al superamento dei ‘campi nomadi’ presenti nella città di Roma’. A più riprese l’ex assessore alle Politiche Sociali aveva annunciato la presentazione e l’avvio di un piano che avrebbe segnato la svolta. Ma ai proclami non è seguita alcuna azione concreta, se si esclude la chiusura del ‘Best House Rom‘, avvenuta alla fine del 2015 e dietro interdittiva anti-mafia.

Al futuro, sostiene nel Rapporto Associazione 21 luglio, si guarda con occhi diversi. E’ la speranza confermata anche dalle parole e dagli impegni assunti dai principali candidati a sindaco che, leggendo nei giorni scorsi l’Agenda politica ‘oltre le baraccopoli’ presentata dalla stessa organizzazione, hanno espresso comunanza di venute e volontà esplicita a relegare al passato un vergognoso trentennio dove si sono intersecati affari criminali e violazioni dei diritti.