Due referendum, elezioni amministrative importanti: nei prossimi mesi il nostro paese deve scegliere che strada imboccare. La ministra Boschi ne sembra consapevole e pubblicamente ha detto: «Si misurano due idee, due volti dell’Italia: uno che vuole correre l’altro che rimane così com’è». Abbiamo quindi un’Italia che corre. E una che sta ferma. È bello vedere un conflitto così educato, chiaro, trasparente. Eppure i sospetti che ci angosciano non riescono a diradarsi. E ne conosciamo anche la ragione.

Le parole, queste maledette parole, che sono una bella invenzione per erigere ponti e comunicazioni tra le genti, ci hanno traditi tutti. La torre di Babele di nuovo ci ha sommersi sotto le sue macerie, le parole hanno perduto il loro significato originario e, cosa più grave, tutte le loro innumerevoli sfumature, per diventare dei manganelli conduttori di ignoranza. Spesso si divertono anche a mascherarsi esprimendo prima un concetto e subito dopo il suo esatto contrario. Altre volte si conquistano, in bocca a sprovveduti con molto potere, la loro arbitrarietà: così “le parole in libertà” diventano pericolosissime, inquinano tutti i significati, veloci come un contagio.

Il fenomeno non è nuovo, ma in queste ultime settimane si sta esagerando. I lettori di queste noterelle sanno che qui si è di buon carattere. Ma non si ammettono le esagerazioni. Sui giornali di ieri, per esempio, leggiamo questa bella affermazione di Renzi alla direzione del suo partito: «Fuori di qui ci sono due nemici: populismo e demagogia». Fuori di qui? Chissà che significato Renzi dà a quelle due parole? Che vocabolario usa? Ecco, questa è una esagerazione in bocca a un volenteroso apprendista a tempo pieno di frottole inverosimili ad uso e consumo delle masse televisive. Ugualmente il presidente del Consiglio abusa delle parole ”merito” e “meritocrazia”. Qualche giorno fa: «La meritocrazia è uno dei nostri fondamenti e rappresenta uno dei requisiti essenziali per il raggiungimento dell’eccellenza». “Merito” è parola addirittura di ascendenza dantesca. La conoscono bene le centinaia di migliaia di giovani emigranti intellettuali i quali sono costretti a “merere” (latino: “guadagnarsi il salario”) fuori dal paese del merito alla Renzi. Già perché per Renzi “merito” significa indicare in posti apicali il suo padrone di casa (nomina per ora bloccata), o la vigilessa di Pietrasanta, o i ferrotranvieri di Firenze o qualche ragazzotto fiorentino che sulla prima pagina del giornale del fu Antonio Gramsci ha dimostrato di non avere neppure idea di quando si concluse la Seconda guerra mondiale e si è dilungato a immaginare le italiane che vanno per la prima volta al voto sotto le bombe… eppure gli sono state messe in mano le sorti dell’editoria italiana.

Questo è “l’Italia che corre” della Boschi. Ci credo che corre, è inseguita dalle procure e dai carabinieri…

di Enzo Marzo

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