È la pagina social forse più in voga e più spassosa del momento. Anche se il “momento” dura da più di un anno: “Le più belle frasi di Osho” è un fenomeno che su Facebook coinvolge 320mila seguaci – ma sono oltre 7mila su Instagram e circa 10mila su Twitter. Invece #Le più belle frasi di Osho. Ma fa ‘n po’ come cazzo te pare (MagicPress, 128 pagine, 14 euro, in libreria dal 7 aprile) è il libro, opera prima di Federico Palmaroli, 42 anni, romano. È lui che nel febbraio 2015 crea la pagina, che funziona in modo molto semplice: Palmaroli pesca immagini dallo sterminato repertorio di fotografie che ritraggono Osho Rajneesh, il mistico indiano morto nel 1990, e vi abbina il frasario della quotidianità e del “battutismo” in romanesco. Nel libro la novità è che accanto a ogni meme c’è una citazione autentica dai testi di Osho, sulla stessa falsariga. Un esempio per tutti: nella foto Osho mangia da una ciotola, seduto a terra. La battuta nel meme è spiazzante: “Quel riso non lo buttà che domani ce famo i supplì”. E poi c’è la frase originale del filosofo anticonformista: “Non buttare via nulla, altrimenti un giorno te ne pentirai. Tutto deve essere usato”.

Palmaroli, come nasce “Le più belle frasi di Osho”?

 

È la pagina social forse più in voga e più spassosa del momento. Anche se il “momento” dura da più di un anno: “Le più belle frasi di Osho” è un fenomeno che su Facebook coinvolge 320mila seguaci – ma sono oltre 7mila su Instagram e circa 10mila su Twitter. Invece #Le più belle frasi di Osho. Ma fa ‘n po’ come cazzo te pare (MagicPress, 128 pagine, 14 euro, in libreria dal 7 aprile) è il libro, opera prima di Federico Palmaroli, 42 anni, romano, professione assicuratore. È lui che nel febbraio 2015 crea la pagina, che funziona in modo molto semplice: Palmaroli pesca immagini dallo sterminato repertorio di fotografie che ritraggono Osho Rajneesh, il mistico indiano morto nel 1990, e vi abbina il frasario della quotidianità e del “battutismo” in romanesco. Nel libro la novità è che accanto a ogni meme c’è una citazione autentica dai testi di Osho, sulla stessa falsariga. Un esempio per tutti: nella foto Osho mangia da una ciotola, seduto a terra. La battuta nel meme è spiazzante: “Quel riso non lo buttà che domani ce famo i supplì”. E poi c’è la frase originale del filosofo anticonformista: “Non buttare via nulla, altrimenti un giorno te ne pentirai. Tutto deve essere usato”.

Palmaroli, come nasce “Le più belle frasi di Osho”?
Sul web mi sono imbattuto in una pagina di seguaci di Osho che riportava le sue frasi. A un certo punto mi è venuta voglia di abbinare una frase in romanesco a una foto di Osho. Era questa: “I pomodori non sanno più de niente”. E così è nata la prima vignetta. E con lei la pagina, il 23 febbraio 2015.

In poco tempo c’è stato il decollo, con una media di 3mila condivisioni a post.
Subito la pagina ha cominciato a crescere di 5mila fan al giorno. Ora sto provando a centellinare, per non annoiare sto cercando altre vie, altre forme di umorismo.

Per esempio?
Metto Osho dentro la realtà. Come nella gag sulla diatriba tra Valentino Rossi e Marc Marquez, dopo l’incidente a Sepang, a ottobre. Osho entra in pista e dice a Marquez, che sta già a terra: “L’importante è che ‘n ve sete fatti niente voi, le moto se riparano”.

Che poi è il meme che ha avuto più riscontri in assoluto. Giorni fa abbiamo visto Osho appoggiato a un albero che guarda da un lato con fare sospettoso e dice: “Tana pe’ Federica dietro la trivella”. Non è che le hanno già offerto di fare il vignettista per qualche testata?
Qualcuno me ne ha parlato, ma per ora restano cose fumose. Non è ancora chiara l’associazione meme-pagina-autore.

Adesso c’è il libro. Con l’intervento di personaggi noti.
Esatto. Neri Marcorè ha scritto la prefazione, poi c’è un intervento di Camila Raznovich, che Osho l’ha conosciuto da bambina, perché fino a 10 anni ha vissuto coi genitori in India: erano seguaci proprio di Rajneesh.

Su Twitter le risponde Giorgia Meloni.
È stato il primo politico che è stato allo scherzo. Molto simpatica, lo dico al di là di quello che può essere il mio pensiero politico, che comunque non ha corrispondenti in nessun partito in Parlamento.

La sua gag preferita?
“Mettela qui che faccio ‘a rovesciata”, dove Osho indica in alto col dito. Ma in generale adoro quelle che richiamano le partite di pallone da ragazzini. Tipo: “Cazzo tiri ‘ste pezze, mo’ ce vai”.

È un successo che porta guadagni, quello delle “Frasi”?
Veramente mi hanno chiesto di fare pubblicità sulla pagina, ma ho rifiutato. Ho preferito fare beneficenza per Fight the stroke, un’associazione che fa ricerca contro gli ictus infantili. A livello commerciale, finora, ho dato l’ok per creare delle magliette, e a Carnevale ho fatto un paio di meme per Ceres. Io spero di riuscire a fare una web series: abbiamo già fatto un trailer.

Ci sono somiglianze tra il filosofo e la sua versione romanesca?
C’è qualche coincidenza. In modo molto “diretto” il sottotitolo del libro traduce un suo pensiero: il maestro dà suggerimenti, poi ognuno fa di testa sua, liberamente. In più Osho era un grande fautore dell’umorismo: la satira può essere anche un modo per mettere tutti coi piedi per terra.

Osho diceva: “Sii uno scherzo per te stesso, e sarai una benedizione per tutti quanti”. Gli utenti dei social hanno recepito il messaggio?
Trovo molto riscontro da parte di persone autoironiche e intelligenti, che poi sono due sinonimi. Chi dice che Osho non si tocca, che la pagina lo bistratta, probabilmente non ha mai letto quella frase né le altre simili che ha scritto.

Progetti?
Ogni giorno che passa è una pagina nuova. Ma vorrei anche riposarmi, il libro è stato impegnativo.

Quanta saggezza: ha abbracciato anche lei il pensiero di Osho?
Lui mi fa molto riflettere, ma non è facile applicare i suoi precetti. Forse l’arte di vivere è anche saper trasformare la teoria in pratica. E io sono di quelli che non ci riescono.

Venerdì 8 aprile alle 19, presentazione di #Le più belle frasi di Osho. Ma fa ‘n po’ come cazzo te pare alla Fox Gallery di Corso Vittorio Emanuele II, 5, Roma. Intervengono Alvaro Moretti, direttore di Leggo, e Giovanni Curtis, docente di mass media e semiologo.