DETERIORAMENTO DELLA QUALITA’DELLA VITA UMANA E DEGRADAZIONE SOCIALE

L’eterno bipolarismo fra Paesi ricchi e Paesi poveri ha sempre diviso il mondo sostanzialmente in due metà che si sono contrapposte nel corso dei secoli creando spesso tensioni sociali e conflitti interminabili. In questi ultimi anni, tuttavia, una crisi economica protrattasi nel tempo a livello mondiale, che ha visto coinvolti fortemente anche i Paesi ricchi ha contribuito ad estendere il deterioramento della qualità della vita umana e il Degrado sociale in realtà prima immuni.

Alla crisi del modello di sviluppo occidentale ha fatto riscontro l’esplosione incontrollata di nuove economie (come per es. la Cina, e l’India, ecc.) che però stanno cercando di adottare gli stili di vita di quei Paesi che con il loro comportamento hanno di fatto devastato ed inquinato il nostro Pianeta.
Come sempre i numeri ci danno esattamente conto di quanto sta avvenendo Un esempio lo è la vita degli abitanti delle Megalopoli, soprattutto in quelle in cui le condizioni climatiche sono sfavorevoli per le elevatissime temperature e gli altissimi tassi di umidità. Tali Megalopoli, comprendendo anche i sobborghi (Tabella 15), superano i 10, i 20 ed anche i 30 milioni di abitanti.

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Un ulteriore elemento di deterioramento della qualità della vita è l’inquinamento dell’aria che si respira nelle città, in alcune delle quali spesso sono presenti vastissimi insediamenti degradati (c.d. Slum). Nella Tabella 16 sono riportati i Tassi di inquinamento più elevati, che rendono l’ambiente invivibile e, di conseguenza, dannosissimo per la salute umana.

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Salta agli occhi la condizione delle città asiatiche, ed in particolare indiane. In gran parte dell’Africa, poi, poco meno di un quarto dell’intera popolazione vive in Slum con picchi di oltre il 70% rispetto a coloro che vivono in zone urbane (Tabella 17).

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Si stima che nel giro di 15 anni la popolazione che vive negli Slum sia aumentata di 4 punti percentuali (Grafico 3), passando dal 13,7% al 17,6% quota questa che in valore assoluto corrisponde a ben più di un miliardo di persone nel loro complesso.

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Quale può essere, quindi, la qualità della vita in tali ambienti dove mancano di fatto le condizioni minime di vita e dove i rapporti umani fatalmente degradano e si innescano problemi di violenza, illegalità, droga oltre a condizioni igienico-sanitarie inimmaginabili? Se tutto ciò accade prevalentemente nei Paesi “poveri”, di contro nei Paesi ‘ricchi’ negli ultimi anni si è diffuso a dismisura Internet che si sta ponendo in modo crescente quale mediatore dei rapporti umani, inducendo sempre più fruitori, specie fra i giovani, ad un uso ininterrotto che può portare all’isolamento, all’utilizzo compulsivo degli strumenti quali smartphone e computer e che, in alcuni casi, è degenerato in una vera e propria dipendenza.
Studi recenti hanno inoltre dimostrato come l’uso eccessivo (Tabella 18) dei social network si ripercuota in maniera negativa sulla capacità di instaurare rapporti sociali e come le emozioni si possano trasmettere senza che ne siamo coscienti. Si sta corrompendo, senza che ce ne accorgiamo, il nostro modo di essere e di relazionarci con gli altri.

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L’INEQUITA’ PLANETARIA

Quanto descritto nel Capitolo precedente ha già messo in luce il tema dell’inequità, cioè della sproporzione ancora oggi esistente nella distribuzione delle ricchezze e delle inevitabili conseguenze, dirette e indirette, che si determinano in ragione di tale situazione.
Un indicatore ne è, per esempio, la quota ancora elevatissima di mortalità infantile al di sotto dei 5 anni. Tale fascia di età, più delle altre risente delle carenti condizioni socio-economico-sanitarie indotte dalla povertà diffusa. Sebbene quasi dimezzatasi nell’ultimo ventennio (Grafico 4), la mortalità rimane ancora in valore assoluto al di sopra dei 7 milioni di unità annue.

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Un altro effetto che può essere ricondotto alla inequità è la deforestazione selvaggia che sta avvenendo in molte parti del nostro pianeta, specie le più povere (Tabelle 19 e 20). Infatti, vuoi per recuperare terreno da destinare all’agricoltura, vuoi per sfruttare il legno come risorsa, i c.d. polmoni del mondo stanno velocemente riducendosi anche perché non vissuti come bene primario da preservare, ma visti solo come fonte di sostentamento.

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Del resto la distribuzione delle Materie prime di valore strategico (Tabella 21), salvo rare eccezioni, è concentrata in paesi ricchi come la Cina o la Russia, e laddove è significativa per qualche stato africano lo sfruttamento è appannaggio di multinazionali straniere.

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Un tenore di vita elevato induce poi comportamenti distorti nelle popolazioni che ne usufruiscono, a seguito del quale si riscontra uno spreco di tipo alimentare di proporzioni non tollerabili se poste a confronto con gli 800.000.000 di persone che giornalmente soffrono la fame.

Della produzione mondiale di cibo destinata al consumo umano se ne perde o se ne spreca ogni anno, lungo la filiera alimentare, circa un terzo (FAO 2011); circa un quarto se calcolata in termini di calorie (WRI 2013). Più di un miliardo e mezzo di tonnellate di alimenti (Tabella 22) diventano sprechi nelle varie fasi che compongono la filiera alimentare.

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E’ oramai indifferibile, quindi, mettere in atto politiche atte ad intervenire in tutte le fasi per recuperare quelle risorse indispensabili per far fronte all’emergenza alimentare senza incrementare indiscriminatamente la produzione con interventi di agricoltura votata allo sfruttamento selvaggio dei territori.
Al principio del secondo millennio San Francesco cantava, con grazia e semplicità, la natura che gli appariva in armonia perfetta, quale equilibrio tra tutte le espressioni del Creato, ognuna delle quali al suo posto, con il suo spazio, interrelata con tutte le altre; all’inizio del terzo millennio un altro Francesco, il Papa di Roma, scrive ancora della natura, ma non la contempla più nel suo meraviglioso incanto e deve richiamare l’attenzione dell’umanità, affinché si renda conto dei pericoli a cui la sta esponendo, mentre rincorre falsi miti.

L’Enciclica del Papa è una riflessione che si rivolge non solo ai cattolici, ma a tutti gli uomini di buona volontà e, come il Cantico delle Creature di San Francesco voleva esprimere l’ammirazione e la meraviglia dell’uomo di fronte alla bellezza di tutto ciò che ci circonda e di cui ogni essere fa parte con il suo ruolo e il suo peso, così, di contro, la Laudato si’ intende riflettere sui pericoli a cui l’uomo sta esponendo la natura, nel momento in cui ha cessato di rispettare gli spazi e i ruoli di ciascun essere. Se le parole del Papa non fossero sufficienti a farci riflettere sui rischi che stiamo correndo e a quale disastro stiamo andando incontro, ci è parso opportuno fornire un piccolo contributo, associando i numeri alle parole.

Alla redazione del presente articolo ha collaborato Mariano Ferrazzano.