A due mesi e mezzo dalla notifica, da parte degli uomini della Guardia di Finanza, di un’informazione di garanzia per falso in atto pubblico, la Procura di Salerno è sul punto di chiedere il rinvio a giudizio per Vincenzo De Luca, governatore della Campania. La richiesta dei pm, come trapelato in un primo momento, “non è stata firmata né depositata” hanno fatto sapere dalla procura del capoluogo campano”. “Ciò non significa che nei prossimi giorni potrebbe essere depositata” ha aggiunto il Procuratore Corrado Lembo, a cui ha fatto eco Paolo Carbone, il legale di De Luca: “Al momento non vi è alcuna richiesta formale di rinvio a giudizio per il mio assistito” ha detto l’avvocato.

La vicenda, come riporta Il Mattino, risale a quando il presidente era sindaco di Salerno. Nel mirino degli inquirenti era finita la variante al progetto di piazza Libertà, opera di riqualificazione urbanistica della zona di Santa Teresa del valore di 8 milioni di euro, considerata il fiore all’occhiello tra le tante iniziative che l’allora primo cittadino aveva avviato e ultimato. Una variante che sarebbe stata resa necessaria per far fronte ad alcuni imprevisti tecnici e geologici. Nel registri degli indagati erano finite altre 26 persone, tra cui alcuni ex amministratori locali che siedono oggi in consiglio regionale. Si tratta, come riporta il quotidiano di Napoli, del presidente della commissione trasporti Luca Cascone; quello della commissione bilancio Franco Picarone; del segretario dell’ufficio di presidenza Vincenzo Maraio e del consigliere regionale Aniello Fiore, tutti eletti alle ultime regionali nelle liste collegate a De Luca.

Quello di piazza della Libertà è un progetto che aveva suscitato polemiche e scontri accesi. Polemici soprattutto gli ambientalisti, per le opere relative al fiume Fusandola, che scorre in zona. Oltre alla realizzazione di una piazza grandissima sul mare il progetto prevede la realizzazione anche di un edificio. Il reato di falso in atto pubblico è contestato anche per componenti della giunta comunale in carica nel 2010 mentre per tecnici, dirigenti comunali e imprenditori le ipotesi di reato sono a vario titolo di turbativa d’asta e peculato.