Il succedersi incalzante degli scandali, e dimissioni, e coinvolgimenti in inchieste giudiziarie, che coinvolgono ‘casa Renzi’, cioè non solo gli uomini e le donne che lui si e’ scelto per formare il suo governo, ma anche quelli che lo sostengono direttamente o indirettamente nel suo partito e nelle aree di potere che lui e’ riuscito a far salire sul suo carrozzone del potere e degli interessi. Potrei continuare a lungo elencando ciò che direttamente o indirettamente è suo oggi in Italia, ovvero ciò che dipende dal suo volere, ma è una lista davvero impressionante e che, a onor del vero, mal si concilia con la distribuzione e l’equilibrio dei poteri di una sana democrazia.

MATTARELLA RENZI 675

Ma anche solo quelli che ho citato sono già veramente troppi. E si consideri che ho volutamente tralasciato il presidente Mattarella, perché sembra, fin qui almeno, essere persona equilibrata, sinceramente rispettosa dei valori reali della nostra democrazia, e quindi avulso alla concreta area d’influenza attribuibile a “Casa Renzi”.
Verrà presto anche per lui però il momento della verità, perché il (non) piccolo debito di riconoscenza che lui potrebbe aver avuto con Renzi (per la scelta della sua persona al grande incarico) non potrà restare agevolmente coperto quando arriverà il momento di affidare un nuovo incarico di governo a qualcuno. La conferma che quel piccolo debito non sia mai esistito la si avrà quando verrà dato il nuovo incarico per formare un nuovo governo.

È  difficile, per la strana e ingarbugliata situazione in cui si è venuto a trovare nel momento della sua salita al Colle, dare qualche colpa al presidente Mattarella, ma francamente, a parte lui, in piena luna di miele col suo mentore, e l’ultra-ottantenne ex capo dello Stato, che avrà certamente dato i dovuti consigli in merito al suo pupillo, che un occhio esperto non abbia visto fin da subito le evidenti forzature (e lacune!) proposte da Renzi a favore di molte (troppe) scelte non sostenute da provata esperienza e capacità personale a formare un gabinetto di così alta levatura e responsabilità.

Visto nel suo insieme si è venuto così a formare attorno a Renzi un carrozzone di potere talmente anomalo che persino le tanto bistrattate “coalizioni” della cosiddetta ‘prima Repubblica’ dovrebbero per forza sembrare ormai, anche ad occhi puri ed esperti, degli esempi di perfetta democrazia.
Non può nemmeno lui però, quando è lontano dai riflettori, far finta di non vedere le profonde crepe che avanzano ogni giorno e che sgretolano la sua ‘casa’ ogni giorno di più. E le ragioni sono molte. Per esempio si sa che, giocando a dama, le piccole pedine possono anche, in certi frangenti della partita, cambiare colore, ma il re non può farlo, con lui finisce la partita. Molti parlamentari stanno facendo, tradendo gli elettori, il “salto della quaglia” ma lui non può perché lui è il leader.

Intendiamoci, non è che lui stia cercando ora di fare il salto della quaglia, quello lo aveva fatto fin dal principio con il famigerato ‘Patto del Nazareno’ (troppo infingardo quel patto per scriverlo ancora con le maiuscole) però gli ha fruttato la massima poltrona di Palazzo Chigi e, come disse Napoleone ‘Parigi vale ben una messa’!

Il fatto è però che un vero leader della ‘sinistra’ mai avrebbe potuto fare un accordo di governo direttamente con il leader della destra per fare tutte riforme di destra. L’ingolfo costituzionale di tre anni fa si sapeva che avrebbe potuto procurare dei guai nell’avvicendamento dei rinnovi istituzionali, e lui ha operato perfettamente affinché quell’ingorgo operasse a suo favore.E’ fin troppo evidente la sua predisposizione al trasformismo (spacciato per pragmatismo). Nessun leader veramente di sinistra avrebbe messo in testa agli adempimenti da completare l’attacco all’art. 18 e allo Statuto dei Lavoratori quando nemmeno la Confidustria lo definiva necessità urgente.

Oggi, pressato da esigenze opposte, cerca di riposizionarsi un po’ a sinistra facendo finta di far la voce grossa a Bruxelles. Ma cosa sta facendo veramente di sinistra? Niente di veramente importante. Le sue “riforme” servono solo (come accade ormai da piu’ di trent’anni ad ogni leader politico) a rafforzare il suo potere, non a risolvere i veri problemi del paese. Ci sono molte riforme che lui potrebbe avviare e che potrebbero veramente spostare a sinistra il paese (la nazionalizzazione di qualche banca per esempio sarebbe un segnale fortissimo), ma lui non ne fa nemmeno una. La sua unica ricetta è esattamente quella del capitalismo più o meno moderato Usa. Ma per quella non ci sono già i partiti della destra? E perché la gente dovrebbe continuare a votare un partito che si veste di sinistra allo scopo di fare i programmi della destra insieme alla destra o a chi ci sta?